La mostra curata da Sandra Solimano si svolge nelle sale del primo piano del museo e accoglie installazioni, video e sculture di otto giovani artisti attivi e affermati a livello nazionale. Il tema centrale nasce da un apparente “ossimoro” tra globe: globalizzazione e la biblica torre di babele :regno dell’incomunicabilità .
-“Globe”, globalizzazione, e “Torre di Babele”, confusione delle lingue: i due elementi del titolo della mostra non sono in contraddizione, come potrebbe sembrare… Il nostro modello di comunicazione è standardizzato nell’inglese di Internet e della pubblicità , nelle mode, nei cibi, nelle abitudini quotidiane, ma la biblica babele dei linguaggi rimane viva, perché la difficoltà di comunicare, pur avvalendosi di mezzi di trasmissione del messaggio sempre più veloci e potenti, si scontra con le diversità delle culture.
L’imposizione di un modello univoco e forte rende spesso difficile qualsiasi dialogo o confronto reale tra identità lontane e “altre”. –
Le opere qui esposte e rappresentate dimostrano seppur – in piccola parte – una visione disincantata della reale possibilità di incorrere nell’incomunicabilità ai tempi della “SUPER INFORMAZIONE”. Non da attribuire alla diversità dei linguaggi ma creata dalla standardizzazione degli stessi: contenitori inadeguati per contenuti culturali e umani appiattiti e svuotati del loro significato originale .
“Molte delle opere esposte in mostra non propongono messaggi “contro”, ma esprimono piuttosto il sottile disagio di un’esistenza seriale, di un “replicante replicato” nel mondo visivamente perfetto dello still-life pubblicitario, come nel caso di Francesco Arena “.
Nell’installazione di Marina Paris, ispirata al Pinocchio di Collodi la ricerca di mondi sconosciuti e allo stesso tempo oscuri si rifugia nella memoria dell’infanzia .
Il senso della vita come precario “passaggio” si esprime nella Torre di Babele di Sara Rossi, che si disfa nel mare come un fragile castello di sabbia, e ritorna in Overlap di Aris Provatà s, che associa a labili impronte dell’uomo e della sua pelle l’angoscioso percorso di un corridoio senza fine, che segna il superamento di ogni soglia. Anche il passato è coinvolto in questo processo di evanescenza, come nella Nike capovolta di Giovanni Rizzoli, che risemantizza il simbolo e lo stravolge, trasformando l’olimpica e “leggera” testimone di una classicità lontana in un’icona di minaccia.
Il fantasma dell’altro, “mostro” in quanto diverso, si insinua anche nella quotidianità festosa dell’installazione Auguri Monica! (progetto collettivo di Almeoni, Boccalini, Fadda, Scotini, e altri) comparendo nel salottino video della casa, rigorosamente kitsch, nelle forme familiari dell’immaginario cinematografico.
L’arte non ha mai una risposta univoca ma sicuramente si sforza di indicare tutte le possibilità .
Articoli correlati:
biennale_padiglione giapponese
Rainer Wittenborn: De Finibus Terrae
1950-2000. Arte contemporanea genovese e ligure
Angelisa Leonesio
Cosa resta di una performance? A porre la domanda, e a darne la risposta, è la stessa direttrice Elsa Barbieri,…
Alla Fondazione Sassi di Matera, una mostra mette in dialogo Salvador DalĂ e Alessandro Valeri: due Visioni del Mediterraneo, tra…
Durante la settimana inaugurale della Biennale di Venezia, la camera dell'Hotel Metropole dove Freud scrisse L'interpretazione dei sogni ospiterĂ una…
Con un progetto pop up di dieci giorni, Spazio Morgagni porta Man Ray in un caratteristico barbiere milanese degli anni…
A cosa pensiamo quando parliamo di “smart agriculture”? L’indagine dell’artista cinese esplora i cambiamenti in atto nel rapporto tra lavoro…
Il Turner Prize 2026 annuncia i quattro finalisti: Simeon Barclay, Kira Freije, Marguerite Humeau e Tanoa Sasraku. La mostra al…
Visualizza commenti
L'arte si sforza di indicare tutte le possibilitĂ alle domande sul senso della vita. Bella l'installazione di Marina Paris ispirata al Pinocchio di Collodi, ricerca che si rifugia nella memoria dell'infanzia.