Già Kandisky, l’episodio è celeberrimo, rimaneva dapprima interdetto poi conquistato vedendo un proprio quadro disposto al contrario, intuendo da quel giorno la necessità di sradicare l’oggetto dalla pittura. L’arte dipinta a testa in giù da Georg Baselitz è legata ad un moto d’insubordinazione verso le regole estetiche costituite. Una ribellione evidente anche nelle figure tozze e sgraziate, versate sulla tela con gesti pesanti, carichi di pathos alla ricerca della poetica del brutto.
Artista conteso dai più grandi musei del mondo, considerato da alcuni esponente del neo espressionismo, Baselitz è alla continua ricerca di nuovi traguardi e nuove rotture, di nuovi modi di affermare la propria libertà espressiva. Nel 1985 scrive “Il progetto che ho a lungo coltivato è di dipingere quadri dietro la tela… Le attrezzature del pittore per un simile atto pittorico sono troppo corte. L’anatomia fallisce. Nel 1993 un pittore avrà sicuramente un braccio di cinquanta centimetri più lungo e dipingerà questo quadro dietro la tela e sarò io”.
Nel 1995 avvia invece la serie dei ritratti di famiglia. Le quattordici tele esposte a Palazzo della Borsa, sede da lui stesso scelta per accogliere le sue opere in un allestimento di quinte scenografiche che irradiano la sala ovale, rappresentano il periodo più solare del pittore tedesco. I soggetti sono le memorie familiari, e il luogo in cui le opere sono nate, l’ Italia, è dove, secondo l’artista “il rigore, la sobrietà e la tristezza della vita del nord scompaiono” perché “in Italia si vive in maniera diversa”.
Si è lontani dunque dalle atmosfere cupe e aggressive che portarono al sequestro del suo Die grosse Nacht im Eimer nel 1963. La furia espressiva rimane ma si tinge di colori accesi e vivaci, con la consistenza degli acquerelli. L’essenzialità e l’immediatezza della pittura si ritrova nell’esplosione cromatica priva di sfumature, così come nella tecnica apparentemente rozza. In questi grandi dipinti, tuttavia, a tale energia espressiva, quasi puerile, fanno da contralto le lievi e delicate figure tratte dalla cultura folk e attinte dall’arte del sottovetro: così il cavallino dell’iconografia slava, la testa del santo, la silhouettes femminile dell’Ottocento.
La sovrapposizione tra ricordo reale ed emotivo traspare anche nel gioco di associazione e rimandi che affiorano nei ritratti dei genitori: le pose dello scrittore Herman Hesse per il padre o il dipinto di Cezanne Madame Cèzanne in a Red Dress nella trasposizione della madre.
Sono due le tele che lo ritraggono neonato, con la carne violentemente rosa e le pennellate verdi come sfondo; in esse il capovolgimento non risulta estraneo allo spettatore, ma appare la posizione naturale per un feto che nasce. In una normalità che nel mondo sottosopra di Baselitz rappresenta l’insubordinazione.
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daniela mangini
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