Patrick Moya è conosciuto per l’uso particolare e bizzarro delle quattro lettere che compongono il suo cognome. Le lettere scomposte e deformate, diventano simboli associati a forme e a colori e utilizzate quale “soggetto” di uno stupefacente numero di opere: pitture, sculture monumentali, installazioni, pellicole, fotografie, happening.
Quando le lettere del cognome non entrano in scena, è un altro artificio che riporta Moya al ruolo da protagonista delle proprie opere: si tratta di un piccolo personaggio, il risultato di un incrocio fra l’artista e il leggendario burattino Pinocchio. Una sorta di gioco dei ruoli dove Moya è artista e soggetto al tempo stesso generando un microcosmo dai colori vivissimi, affollato di curiosi omini volanti, animali, giocolieri, equilibristi. L’effetto visivo è spettacolare volutamente ingenuo, ispirato ai mondi colorati e inverosimili dei fumetti, delle favole e dei cartoon e ricco di citazioni dei grandi classici della pittura e della scultura.
L’esposizione, curata da Riccardo Zelatore, si sviluppa in un percorso di circa 20 opere, appartenenti all’ultimo ciclo pittorico di Moya, dove appare quale soggetto onnipresente il piccolo personaggio a fumetti omonimo, riproposto anche in una serie di ceramiche prodotte ad Albisola. L’interesse per la ceramica ed i continui scambi culturali tra Nizza e la Riviera Ligure, hanno portato già da alcuni
Quarantasette anni, allievo della scuola d’arte nizzarda di Villa Arson e un passato da modello, Moya espone le proprie opere dal 1987 in tutto il mondo. Sue mostre personali hanno avuto luogo in Francia (Nizza, Montecarlo, Parigi), Italia (museo d’arte Moderna di Bologna, Padova e Bari), Inghilterra (Londra), Spagna (Barcellona), Germania (Amburgo), Stati Uniti (Chicago e New York), a Taiwan e Hong Kong.
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