Non poteva esserci incontro più suggestivo di quello tra Porta Siberia, capolavoro cinquecentesco di Galeazzo Alessi, luogo di unione tra la città e il mare, e l’opera dell’architetto genovese, creatore visionario di spazi che non rinchiudono, ma aprono le città ad occasioni di crescita e scambio.
La mostra si snoda su di un lungo tavolo sul quale ciascun progetto delinea il suo percorso: l’intuizione accolta nello schizzo iniziale, la riflessione plasmata sul modello in legno, la realizzazione immortalata nelle fotografie e nelle diapositive. Dall’esposizione risulta chiaro il ruolo che ogni intervento ha significato per i luoghi che lo hanno accolto e la ratio che l’ha sostenuto.
Da sempre sperimentatore di nuove soluzioni sia dal punto di vista tecnico che della modulazione dello spazio, Renzo Piano (Genova, 1937) sembra essere ispirato da una visione dei quartieri quali agorà contemporanei. La realizzazione del Porto Antico di Genova -all’interno del quale la mostra è ospitata- è l’esempio eclatante di quanto un intervento archi-urbanistico riesca ad influenzare la cultura di una città. La grande piazza sulla quale si affacciano splendidi palazzi d’epoca sembra congiungere cielo e mare protesa com’è verso l’alto grazie alle strutture del Bigo o alle vele in perenne movimento. Un’arena concepita per accogliere centri culturali, di svago, di lavoro che le restituiscono un’anima vitale. E da qui è ripartita la rinascita della Superba, una rinascita che sta attraversando i pittoreschi carruggi, per troppo tempo trascurati ed ora in pieno fermento.
Integrazione e complementarità sono aspetti ricorrenti nelle opere di Piano. Ogni struttura è pensata per inserirsi in maniera dolce nell’ambiente naturale e sociale, ed ogni progetto prevede un apertura verso ciò che è esterno e preesistente. Così vogliono le trasparenze della Torre di Sidney, o la doppia pelle traslucida di terracotta e vetro delle abitazioni di Rue de Meaux e inserita nella ricostruzione di Postdamer Platz . Questo si respira davanti al Centre Pompidou, simbolo del dinamismo culturale, meta irrinunciabile per chi a Parigi cerca non solo l’arte come rappresentazione, ma come spinta alla contaminazione tra mondi espressivi diversi.
Personaggio eclettico ed entusiasta, l’architetto non ha mancato di suscitare polemiche e diffidenze, proprio per lo spirito tra sogno e avanguardia che investe i suoi progetti, e che ad alcuni appare una grandeur utopistica. Non ultimo l’ “affresco” sul futuro di Genova, rappresentato anch’esso alla mostra: un contributo immaginifico di ciò che Genova potrebbe essere, una proposta sulla cui realizzazione il padre del Building Workshop (il laboratorio creativo diretto da Piano) si è riservato il diritto di mugugno.
Che lo si apprezzi o no è impossibile non ammettere la capacità d’impulso e l’effetto dirompente delle sue idee, un concentrato di spunti e suggestioni che finiscono per rappresentare le reali fondamenta della leggerezza delle sue opere e della continua ricerca del suo lavoro.
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