Si arriva alle Prade di Fosdinovo percorrendo le strade tra Lunigiana e Lucchesia, note come la linea della resistenza apuana. Sita sul crinale, da una parte la piana del Magra, dall’altra l’apennino tosco-emiliano, l’antica colonia estiva delle scuole di Sarzana, divenuta uno dei principali riferimenti della lotta partigiana (al pari delle tristemente famose Sant’Anna di Stazzema, Vinca, San Terenzo Monti), è stata recentemente restaurata per ospitare il primo museo audiovisivo della resistenza.
Un museo anomalo nel suo genere perché non conserva ne cippi ne medaglie, ma assomiglia piuttosto a un’opera d’arte contemporanea.
E’ stato infatti realizzato dai milanesi di Studio azzurro, impegnati nella ricerca dei nuovi linguaggi di comunicazione, esperta in touch-screen e installazioni. Dunque un incontro tra generazioni diverse, fortemente voluto da Paolino Ranieri, partigiano, sindaco storico di Sarzana, attuale presidente della locale ANPI, convinto che i primi destinatari di questo spazio debbano essere gli studenti delle scuole e, in generale, i giovani. Peculiarità non meno originale del museo delle Prade, quella di essere dedicato alla memoria di tutti coloro che hanno contribuito alla resistenza. Dunque non solo ai partigiani ma anche ai contadini, agli internati, ai deportati e alle donne. La storia della lotta armata e l’opposizione politica contro i tedeschi occupanti “ma anche la resistenza delle popolazioni civili contro la guerra, i bombardamenti, le stragi, la fame”. Sono questi i veri protagonisti delle video interviste raccolte sotto la direzione scientifica di Paolo Pezzino dell’Università di Pisa. Il volto di ogni testimone campeggia lungo uno teoria di schermi allineati e diventa parlante solo a richiesta, tendendo la mano verso il ritratto. Così come la seduta si interrompe appena l’interesse del visitatore si rivolge a un altro tema. Sul tavolo che distanzia dagli schermi ci sono libri e album di fotografie: naturalmente sono digitali e si possono sfogliare solo sfiorandoli. “Attorno a un tavolo – dicono i curatori del museo – si sono decisi i destini di uomini, su di un tavolo si è sviluppato e scritto della cultura dell’umanità, ci si riunisce a un tavolo per ricordare, ci si appoggia ad un tavolo con un libro per leggere. Questo tavolo è l’essenza stessa del museo, è una superficie della memoria”. Niente cimeli ma uno spazio di documenti, testimonianze e approfondimenti sulla storia del Novecento.
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