Non tutte le città possono vantare un polo museale che dialoga con la natura, immerso nel verde di un parco affacciato sulla scogliera. Genova oltre a questo privilegio ha un ricco patrimonio artistico proveniente da collezioni pubbliche e private da mostrare. Con la riapertura della Galleria d’Arte Moderna di Villa Serra (lo scorso 12 novembre) il percorso tra arte e natura si arricchisce di una selezione di circa 300 opere tra quadri, sculture, arti decorative tra Ottocento e Novecento.
Una riapertura avvenuta dopo un’importante lavoro di restauro conservativo dell’edificio il cui nucleo originale risale al XVI secolo; un intervento che non ha mancato di guardare alle moderne esigenze di un museo, con una progettazione che prevede pannelli bianchi, esteticamente funzionali, a nascondere sofisticati impianti tecnologici necessari alla conservazione e sicurezza delle opere esposte. Il percorso espositivo si snoda su tre piani e si divide in sezioni allestite ora per raccontare momenti del collezionismo pubblico e privato, ora per sottolineare momenti storici e aspetti tematici. La caratteristica posizione del museo ha rappresentato un valore aggiunto per i curatori che hanno scelto di sottolineare al massimo lo scambio tra la bellezza del panorama, incorniciato dalle vetrate, e la rappresentazione della natura dei pittori della prima metà dell’Ottocento o dei paesaggisti degli anni Venti e Quaranta, tra i quali figura anche un De Pisis
Nella sala dedicata alla collezione del marchese Filippo Ala Ponzone un’installazione a soffitto ricostruisce la pianta della Chiesa di S. Maria della Consolazione al centro della quale è incastonato il bozzetto della cupola realizzato da Francesco Semino nel 1875. Il percorso prosegue con la collezione del principe Odone di Savoia: oltre ad una selezione di dipinti di narrazione storica, il lascito comprende le pitture en plein air e le tinte velate della Scuola dei Grigi, che consentono alla GAM di vantare la più ampia collezione pubblica di tale corrente. Sul lato opposto, con uno stacco rispetto ai temi colti e letterari della sala precedente, si susseguono soggetti tratti dal quotidiano, come L’artigiano cieco e la sua famiglia o la Giardiniera, il primo piano di una giovane che conta gli spiccioli per la spesa. Le due sezioni dedicate ai ritratti danno conto dei cambiamenti sociali: dalla celebrazione di nobili e intellettuali a quella della produttiva borghesia.
Al primo piano le tecniche del Divisionismo sono reinterpretate da Plinio Nomellini in un gruppo di quadri tra i quali spicca Gente Nuova, del 1906, una tela di 12 mq dove il lavoro dei campi è rappresentato in maniera allegorica. La poetica del Simbolismo prende forma anche nelle importanti sculture in gesso e in bronzo di Edoardo De Albertis. Attorniata dai ritratti femminili degli anni ’30, la scultura in terracotta di
Un’ultima considerazione va fatta sulla presenza nel nuovo allestimento di alcuni importanti pezzi della Collezione Wolfson, che dal 1999 è in attesa, non senza polemiche, di una sede adeguata e che nel 2005 dovrebbe trovarla nella cosiddetta Wolfsoniana, spazio espositivo permanente ricavato da un ex scuola media a due passi dalla G.A.M. Una prospettiva auspicabile vista l’importanza della collezione dal punto di vista della ricostruzione dei legami tra ricerca artistica e scenario politico, sociale, culturale, economico dell’epoca.
link correlati
www.genova-2004.it
www.museigenova.it
www.fondazionecolombo.it
www.pinnaviardoarchitects.com
www.fondazionecarige.it
daniela mangini
visitata il 23 novembre 2004
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sono stato tre volte quest'anno ed era sempre chiusa, da fuori nemmeno uno fogliettino con su scritto orari o eventuali informazioni.. una delle tante cose tristi di Genova (andate al museo civico con gli stracci alle finestre..) semi-capitale della Cultura.. andate a Lille e poi fate un confronto... se ci riuscite...