Categorie: Il fatto

Ahi, Ahi, Davigo

di - 23 Aprile 2016
La classe politica ruba. Non tutti, ma molti. Siamo populisti come pochi? No, a dirlo è una delle massime autorità italiane della giustizia, il Presidente dell’ANM Piercamillo Davigo, che dopo questa “sparata”, che in fondo tanto fuori dal bersaglio non è, avrà un bel da fare per ripulirsi dalle polemiche.
E sapete perché questa affermazione non è così errata? Perché magicamente la politica italiana, ormai ridotta a un colabrodo anche all’interno degli stessi partiti, si è compattata come vernice per smentire. E si sono uniti Partito Democratico, Forza Italia, Lega, destre e sinistre varie ed eventuali, e solo i 5 Stelle, che hanno dimostrato però di essere quel che sono in fatto di decisioni su leggi e affini, mentre non perdono tempo per fare polemiche, si sono schierati a favore di Davigo.
Ma perché tutto questo accanimento? Secondo molti magistrati che hanno preso le distanze il problema – con queste asserzioni – è di creare un ulteriore divario tra il Paese (la politica, diciamo pure) e la Magistratura, già corroso da mille vicende (vedi i vari processi a Berlusconi) che hanno reso tesi gli animi.
Se poi ci si mette che Davigo era uno dei volti di Mani Pulite il gioco è fatto. Il distinguo tra chi ruba e chi non ruba è arrivato nella serata di ieri, ma ormai è troppo tardi: Davigo ha scoperchiato un vaso di pandora che tutti conosciamo, e l’arringa all’Università di Pisa, dove è stato detto che la classe dirigente italiana delinque facendo un numero di vittime incomparabilmente più elevato di qualunque delinquente da strada e provocando danni enormi all’economia resterà, per chi vuole, una sorta di fatto storico. Senza generalizzare. E perché allora, chi scaglia la prima pietra, non aiuta ad arginare con un bel muro il fenomeno? (MB)

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  • Davigo ha detto una sacrosanta verità, né più né meno, e coloro che dissentono, o hanno i paraocchi o interessi specifici evidentemente.
    Divario fra politica e società civile è un assioma di per sé, e se vi fossero giornali e giornalisti "liberi" di scrivere, non vi sarebbe nemmeno bisogno di risposta a cotanto titolone di articolo "Ahi, ahi, Davigo".
    Come se la colpa debba ricadere per potere divino su Davigo, che "dice" semmai e non "spara", una verità. E non su di una classe dirigente a dir poco squallida.
    A dimenticavo il solito commento critico rivolto ai 5 Stelle: "...che hanno dimostrato però di essere quel che sono in fatto di decisioni su leggi e affini, mentre non perdono tempo per fare polemiche".
    Bella chiusa, complimenti.
    Ahi, ahi, Exibart.

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