Categorie: Il fatto

Chi entra all’Expo?

di - 30 Aprile 2015
Ventiquattro ore al taglio del nastro, quattromila invitati previsti. Questi i primi numeri della giornata del primo maggio, apertura di Expo 2015. Siamo contenti? Di certo si tratta di un’opportunità che sottovalutare sarebbe quantomeno ingenuo, ma santificare avrebbe il medesimo effetto. Lamentarsi? No, ma guardare allo stato dei fatti: Milano è un cantiere a cielo aperto.
Basta solo guardare la città stando sulla strada: banchine per l’accesso ai tram che vengono rifatte in fretta e furia (e che non sono pronte); piste ciclabili nello stesso stato; statue transennate e in restauro, squarci in piazze e strade per lavori straordinari; la stazione Centrale trasformata in un dedalo piuttosto complicato e dagli spazi decisamente poco consoni al transito di migliaia di persone; intere aree non finite (come City Life, e speriamo nel futuro prossimo) e zone più che transennate (Monumentale/Cenisio) che difficilmente riprenderanno uno status “normale” nelle prossime ore, ancora sotto torchio dall’arrivo della nuova M5. Tragici? Perennemente insoddisfatti? No, ribadiamolo come sopra: semplicemente cittadini che si muovono, e che vedono i problemi quotidiani.
Milano, non abbiamo dubbi, si sta preparando al meglio, basterà avere (ancora) un po’ di pazienza.
E dentro a quello che fino a oggi sarà un cantiere e da domani come d’incanto diverrà il sito dell’Esposizione Universale? Non è ancora chiaro che cosa stia succedendo con gli “addetti ai lavori”, ma pare che il caos nella comunicazione, negli inviti, negli accrediti, regni sovrano. E, ricordiamolo, mancano 24 ore.
Forse al momento della pubblicazione di questo pezzo tutto sarà risolto, o forse no. Caso emblematico, in queste ore, è stato l’abbandono della Tv Svizzera (già, questi precisi), che ha gettato la spugna nell’organizzazione di un evento mediatico all’interno del padiglione del Paese l’11 e il 12 maggio. Lo hanno spiegato al Fatto Quotidiano i diretti interessati, dicendo che le difficoltà burocratiche e i problemi logistici a cui si è andati incontro (per una serie di dirette televisive poi trasformate in radiofoniche, sperando di facilitare il lavoro), sono state talmente tante e di tali dimensioni che tutto si è annullato.
«Spesso non abbiamo ricevuto risposte e quando le abbiamo ricevute abbiamo trovato operatori imbranati o poco preparati. Non abbiamo nulla contro le persone, sia chiaro. Probabilmente loro stessi non sono stati messi in grado di lavorare al meglio», ha dichiarato al giornale il responsabile del sito elvetico della RSI Gino Ceschina. Chissà, forse a lavorare sono i ragazzi delle polemiche degli scorsi giorni (sottopagati?), che magari hanno avuto qualche difficoltà a gestire la mole di eventi annunciati nei prossimi giorni, le richieste di ingresso, la logistica. Disorganizzazione nei confronti di una macchina decisamente impegnativa che, volenti o nolenti, è arrivata in ritardo? Sì o no, supereremo anche questa. È doveroso, e di piangere sul latte versato non è tempo, né stile. Per oggi, mai così calzante, vale la chiusura “Aggiornamenti in corso”. (MB)

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