Categorie: Il fatto

Il vizio della raccomandazione |

di - 1 Luglio 2015
Cos’è diventato Google, oggi (e anche ieri?) la salvezza, semplicemente, dell’uomo. Un apparato imprescindibile di “noi”, un servizio fondamentale per la vita, quasi, a cui (pochi) rinunciano per qualche giorno l’anno in memoria del relax. Che poi, anche su questo, bisogna smentire tutto. Perché si usa whatsapp e si usa lo smartphone che, con Google, vanno a braccetto sempre e comunque.
E allora qual è il problema? Il problema secondo uno studio della Columbia Law School e della Harward Business School insieme a un team di Yelp, competitor di Google e sponsor della ricerca, è che la “Grande G” fornirebbe risultati truccati. O quantomeno tarati sui propri sostenitori.
“Negli ultimi 5 anni Yelp ha sottoposto queste discussioni alle autorità di regolamentazione e ha chiesto un suo migliore piazzamento tra i risultati delle ricerche. Quest’ultimo studio si basa su una metodologia viziata che si concentra sui risultati per appena una manciata di ricerche”, è la nota di risposta della casa al New York Times. Le ricerche sono state circa 3mila pare che il 45 per cento degli utenti abbia riscontrato una maggior completezza tra i competitor, nemmeno a farlo apposta, come Yelp.
“Google potrà essere il motore di ricerca online più usato, ma le persone oggi possono avere accesso alle informazioni in molti modi diversi e le accuse di danni, per consumatori e concorrenti, si sono dimostrate fuori luogo”, aveva scritto ad aprile Amit Singhal, vicepresidente di Google Search. Certo sì, come in tutte le cose l’alternativa è possibile. Ma come poterla offrire a quella parte di mondo che, invece, usa il “sistema più cliccato”? E cosa cambia, all’atto pratico, se Google fomenta i suoi “prodotti” nelle visualizzazioni? Pensateci un po’, la risposta la potete avere davanti agli occhi. (MB)

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