Categorie: Il fatto

La donna giusta al posto giusto

di - 13 Maggio 2015
Alla fine è lei, come vi abbiamo già detto, il direttore della GAM di Torino e del Castello di Rivoli. Oltre le doverose congratulazioni, la nomina di Carolyn Christov-Bakargiev merita qualche parola in più. È una scelta che finalmente premia una curatrice che ha un’esperienza reale maturata in realtà di alto profilo internazionale (Biennale di Sidney, Documenta 13 e la prossima Biennale di Istanbul). Elemento non da poco, vista la tendenza a investire di ruoli importanti figure con scarsa esperienza di curatela e con ancor più modesta frequentazione dell’attuale stato dell’arte (ogni riferimento al nostro Padiglione Italia alla Biennale di Venezia è voluto). Ma è anche una nomina che scompagina la tendenza all’appiattimento su cui si erano assestati alcuni dei residui musei italiani d’arte contemporanea. Basti vedere l’andazzo che sembra prendere il Mambo, con una short list fatta per lo più di funzionari amministrativi per la nomina del nuovo direttore, dopo l’uscita di Gianfranco Maraniello alla volta del Mart di Rovereto. Da questo punto di vista Torino può riposizionarsi come realtà leader nello scenario museale italiano dopo anni di sofferenza.
Christov-Bakargiev è, infatti, una figura internazionale che può ridare smalto e credibilità al Castello di Rivoli, anche se bisogna rendere merito a Beatrice Merz e ad Andrea Bellini di essere riusciti a bolinare in acque parecchio agitate, senza svendere il museo. Carolyn può anche coagulare intorno ai due musei quella rete di consensi capaci di tradursi in sostegno attivo, dal punto di vista culturale e, speriamo, anche economico, cosa di cui le due strutture hanno un gran bisogno per ripartire.
Oltre a questo, la sua nomina getta una luce positiva sull’operato delle giurie chiamate a decidere in questo genere di concorsi. Si sapeva da tempo che la nomina chiave era quella della GAM, più di quella per Rivoli, e qui i giochi sembravano orientati verso figure più malleabili di quella di Christov-Bakargiev, che ha una fama di tosta, decisionista e poco incline a farsi dirigere. Probabilmente la presenza in giuria di stranieri molto qualificati, quale è ad esempio, Bernard Blistène, direttore del Centre Pompidou, ha rovesciato le carte in tavola. Cosa che fa riflettere sulla necessità per scelte così importanti che i giochi non siano fatti tutti in casa.
Infine, ci auguriamo vivamente che la sua presenza possa dare alla programmazione dei due musei non solo autorevolezza – e per questo è decisivo anche un’adeguata dotazione di budget – ma quello slancio intellettuale di cui Christov-Bakargiev ha dato prova con la sua dOCUMENTA 13 che, oltre ad essere attraversata da una forte tensione teorica, era caratterizzata anche una apertura sentimentale (cosa che non fa affatto male all’arte) e da un’attitudine sperimentale che per esempio l’aveva portata ad inoltrarsi in territori nuovi – il “suo” Cervello, l’interrogazione degli oggetti – mettendosi in gioco come si conviene a un curatore capace di aprire visioni inedite dell’arte e della vita.
Resta solo una domanda: perché Torino, la sua governance culturale ci hanno messo sei anni per nominarla? Carolyn era già lì, a Rivoli, come capocuratore del Castello, di fatto una vicedirettrice. Ma questo rientra nei misteri italiani. Consoliamoci pensando che si sono svegliati. E che la politica non sempre entra a gamba tesa nelle nomine di direttori e curatori, ma a volte anche con mente aperta.

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  • Figura sicuramente molto professionale, sarebbe molto interessante capire su quali progetti e linee la curatrice vorrà ridare slancio alla complessa unione frai due musei complementari e prestigiosi.

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