Categorie: Il fatto

La Galleria Continua sbarca a Cuba

di - 18 Maggio 2015
Stavolta non ci occupiamo di politica e affini, come è nella consuetudine del nostro “Fatto”, e neanche di mercato, perché questa della galleria Continua non è solo una storia di mercato. È una storia di successo, tutta italiana, legata all’arte contemporanea. Che merita di essere raccontata.
A farla breve, hanno fatto centro ancora una volta. Anzi, a loro modo periferia, perché anche l’Avana, come Pechino (la prima sede aperta fuori dall’Italia), dietro l’angolo non è. Ma proprio a Cuba, il 20 maggio, due giorni prima che inizi ufficialmente la Biennale dell’Habana, la Galleria Continua apre la sua quarta sede nel mondo, confermandosi come la galleria italiana più globale e a questo punto più potente.
E lo fa in grande spolvero, tirando fuori i suoi gioielli di famiglia, in un calendario di appuntamenti che si susseguono uno dietro l’altro. Con Daniel Buren, Carlos Garaicoa (da sempre il loro uomo all’Avana) e Pascale Marthine Tayou che inaugurano il nuovo spazio al Barrio Chino, poi i video di Ai Weiwei, Kader Attia, Leandro Erlich, Gu Dexin, Subodh Gupta, Kan Xuan, Jorge Macchi, Sabrina Mezzaqui, Moataz Nasr, Hans Op de Beeck, Giovanni Ozzola, Sophie Whettnall e Sislej Xhafa al cinema Fausto, le lecture di Pistoletto e Buren e altri progetti di Anish Kapoor e Shilpa Gupta.
Complimenti ai tre ragazzi (o ex ragazzi) di San Gimignano. Diversissimi tra loro, rimasti in 25 anni amici e complici, capaci anzi di sfruttare le reciproche differenze per seguire meglio gli artisti, dividersi i compiti e fare quadrato intorno quello che è il primo segreto del loro successo: essere tre. Mario (Cristiani), Lorenzo (Fiaschi) e Maurizio (Rigillo) – l’uso del solo nome è un tratto distintivo del loro style – sono partiti nel 1990, provenendo da esperienze diverse (Mario la politica e Lorenzo all’inizio artista, per esempio), con un prezioso mentore che è stato Luciano Pistoi e le sue iniziative al Castello di Volpaia nel Chianti. E mettendo un milione a testa per aprire la prima sede a San Gimignano, celebre borgo toscano, arroccato su se stesso e su quanto il turismo porta alla “Manhattan del Medioevo”, che loro hanno avuto la forza di far diventare anche un centro di cultura contemporanea. E non era né una roba da poco, né tantomeno scontata.
Il punto di svolta è stato nel ’95 con la prima edizione di “Arte all’Arte”, che molto deve a Luciano Pistoi che la tiene a battesimo, ma muore proprio quell’anno. Nei dieci anni di “Arte all’Arte”, realizzata dall’Associazione culturale Continua, tra il triangolo d’oro della Toscana: Siena, San Gimignano, Montalcino, Volterra e Colle Val d’Elsa, arrivano i più grandi artisti internazionali e autorevoli curatori. Soprattutto arriva un pubblico coinvolto dall’idea di fare luce sul nostro meraviglioso passato attraverso dei “fari contemporanei”. Ricordo la prima volta che conobbi un giovanissimo Olafur Eliasson che installò tra i pendii delle colline senesi dei fari, perché quei rilievi gli «ricordavano le onde del mare». Ma in Toscana sono arrivati Cai Guo-Qiang, Giulio Paolini, Anish Kapoor, i Kabakov, Tobias Rehberger, Daniel Buren, Louise Bourgeois, Marina Abramovic, Pistoletto, Antony Gormely, Joseph Kosuth e tanti altri. Alcuni si sono legati alla galleria, altri, soprattutto italiani, se li sono persi per strada.
Con “Arte all’arte” i tre ragazzi di San Gimignano (nessuno di loro in realtà ci è nato e ci vive) si sono fatti le ossa mettendo insieme progetti di grande qualità con il loro stile molto toscano, fatto di cene preparate dalle donne del paese, e mitiche feste nella sede ricavata da un ex cinema. Un mix unico che li ha fatti conoscere e apprezzare nel mondo. E che ha trasformato quella scommessa di tre ragazzi in una impresa che oggi conta quasi 40 dipendenti. Poi, nel 2005, è nata la sede di Pechino, nell’ex distretto industriale Dashanzi 798, nel 2007 lo sbarco fuori Parigi a le Moulins, e ora l’Habana. Perché? Probabilmente giocando in anticipo sui tempi, quando Cuba sarà un mercato libero, avendo un avamposto di mercato, che però non è in Usa, ma nel più promettente Sud e Centro America, a un passo da Miami e dalle grandi collezioni di quella fetta di mondo. E poi perché Cuba è più ganza di New York.
E la storia, magari, non è finita. Auguri intanto!

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