Categorie: Il fatto

La politica che usa l’arte

di - 6 Maggio 2016
L’arte è sempre legata con un filo strettissimo alla politica: dal Nazismo in giù, opere e azioni hanno fatto la differenza tra “buoni e cattivi”, e anche l’Isis lo sa bene, visto che ha tentato di dilapidare tutto il patrimonio della conoscenza del “nemico”. Ora che però a Palmira si è ristabilita la pace e tutti fanno a gara per correre a restaurare il sito Unesco, c’è chi ha messo le mani più avanti degli altri: la Russia. Gli “amici” della Siria, attraverso l’orchestra del Teatro Marinskij di San Pietroburgo, diretta da Valerij Gergiev, ha preso il posto degli aguzzini dello Stato Islamico nell’anfiteatro romano della città. Va da sè, infatti, che forse la Russia con la sua task force aerea che ha permesso la liberazione di Palmira, oggi si senta un po’ responsabile (per non dire “proprietaria”) della rinascita del sito.
Putin, ovviamente, ha gongolato: «Un gesto umanitario, un atto di riconoscenza verso chi combatte il terrorismo, anche a costo della vita», ha dichiarato il Presidente. Ora, senza nulla togliere al bel gesto, quest’azione di supremazia di uno Stato che mette alla berlina continuamente i suoi intellettuali, è reso visibile anche da altri due cavilli. Si da il caso, infatti, che tra musicisti fosse presente anche il grande amico del Presidente Serghej Roldugin, violoncellista apparso tra i nomi svelati dallo scandalo Panama Papers sulle transazioni offshore, come ricorda Il Sole 24Ore, e che anche il direttore Gergiev è un grande sostenitore di Putin: stavolta, insomma, nonostante la “bella facciata” non è difficile capire dove si vuole andare a parare. Per fortuna che Bach, Shchedrin e Prokofiev, una volta suonati, restano arte. (MB)

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