Categorie: Il fatto

La terra non è più in pericolo?

di - 8 Settembre 2015
È questione di biomassa, termine che chi non è troppo dentro i lavori della biologia difficilmente può comprendere in un paio di battute. Anche stavolta, insomma, la notizia ha il rovescio della medaglia e il fatto è che, dentro alle liete nuove, non tutto è oro quel che luccica.
Solo la Cina, stavolta, ci ha dato – all’Occidente – filo da torcere: è stato il Paese che, in una campagna poco pubblicizzata, si è “auto-ripiantumato”. Forse perché le condizioni di inquinamento nelle metropoli del Sol Levante non sono preoccupanti, ma di più.
Ebbene, nonostante la percentuale del 10 per cento in meno di deforestazione (negli ultimi 25 anni il totale è, invece, del 50 per cento in meno di tagli), il problema resta a monte: si taglia laddove non si dovrebbe tagliare, ovvero l’Amazzonia, il centro America, l’Africa equatoriale, i veri polmoni verdi del mondo. Perché ovviamente, la foresta, fa PIL mondiale: 600 miliardi di dollari all’anno e lavoro per 50 milioni di persone. Un po’ come il petrolio, e si sapeva. E si sa anche che, una volta disboscato un ettaro di terreno in aree tropicali, col cavolo che il verde si rigenera da solo, specialmente se si decide di mettere il terreno a coltivazione.
Dunque? Dunque questi 422 alberi per ognuno dei 7,2 miliardi di abitanti della Terra, contro i 61 stimati finora, non è che siano poi così tanti, e soprattutto non così sufficienti o, meglio, “efficienti”.
Secondo il censimento “green”, ancora, l’uomo taglia qualcosa come 15 miliardi di alberi tagliati ogni anno: due alberi a testa. Che per un’età media di cinquant’anni fanno 100 alberi. Più di un terzo di quelli che abbiamo a disposizione. Le cifre sono in chiaro, starebbe a noi pensare di riconvertire qualcosa, o almeno di rivedere le priorità di questo ambiente di cui tutti ci preoccupiamo. E in che modo? (MB)

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