Categorie: Il fatto

Laura Boldrini | e la gogna digitale

di - 16 Agosto 2017

Da anni non c’è giorno ormai senza che sui profili social di Laura Boldrini (nella foto in alto) non vada in scena contro di lei quel vigliacco teatrino fatto di insulti, bufale (le tristemente note “fake news”), volgarità, finanche di minacce. Che trovano diverse sponde in quel mare magnum che è il web, da blog di tendenza a house organ. #AdessoBasta. Non è solo un hashtag. È l’inizio della battaglia del Presidente della Camera contro gli “haters”, i professionisti dell’odio online, che approderà presto nelle aule giudiziarie. «Il tenore di questi commenti – ha scritto la Boldrini su Facebook – ha superato il limite consentito. Ho deciso che d’ora in avanti farò valere i miei diritti nelle sedi opportune. Ho riflettuto a lungo se procedere o meno in questo senso, ma dopo quattro anni e mezzo di quotidiane sconcezze, minacce e messaggi violenti ho pensato che avevo il dovere di prendere questa decisione come donna, come madre e come rappresentante delle istituzioni». E ha poi aggiunto: «È ormai evidente che lasciar correre significhi autorizzare i vigliacchi a continuare con i loro metodi e non opporre alcuna resistenza alla deriva di volgarità e violenza. Nessuno deve sentirsi costretto ad abbandonare i social network per l’assalto dei violenti. Ma purtroppo anche molti casi di cronaca recente – dalla professoressa di Cambridge Mary Beard ad Alessandro Gassmann, dal cantante Ed Sheeran ad Al Bano – dimostrano che le ingiurie e le intimidazioni hanno l’effetto di una gogna difficile da sopportare».

Una gogna social-mediatica che si accanisce contro non solo personaggi pubblici, ma sempre più di frequente anche nei confronti di chiunque esprima online opinioni e prese di posizione fuori del perimetro dell’ideologia dominante, del pensiero mainstream. Il risultato è la fuga dai social, di vip e gente comune, spesso senza neanche un saluto. Social che pertanto divengono, giorno dopo giorno, più asociali, meno democratici, riserva di caccia degli “haters” detti anche “leoni da tastiera” (chissà perché visto che esibiscono la loro “forza” dietro l’anonimato).

Bene fa, quindi, la Boldrini a scendere nel campo di battaglia, “armata” non solo di codici e querele, ma anche di quella visibilità mediatica e autorevolezza che le derivano dal ricoprire la terza carica dello Stato. Chi usa la rete come strumento di prevaricazione è avvertito. E chi riceve, invece, insulti sulla rete si spera che sia incoraggiato ad uscire dall’omertà e a denunciare.

Certo l’inarrestabile evoluzione dei social network spesso non è proprio d’aiuto. Anche quando è accompagnata dalle migliori intenzioni. È il caso di Sarahah, un’applicazione che consente di mandare e ricevere messaggi anonimi. Questo nuovo social nell’ultimo mese ha scalato le classifiche nazionali dell’App Store di Canada, Stati Uniti, Australia ed Europa. Secondo, il suo inventore, il ventinovenne saudita Zain al Abidin Tawfiq, gli utenti registrati sarebbero già oltre 14 milioni. Soprattutto adolescenti. Insomma, un vero boom. L’idea originaria di Tawfiq era quella di fornire nelle aziende ai dipendenti uno strumento per inviare feedback ai propri vertici in maniera diretta, senza filtri e, pertanto, senza il rischio di ritorsioni. “Sarahah” d’altronde in arabo vuol dire “franchezza”. A voler essere altrettanto franchi, però, la deriva è sempre in agguato e il timore che i più vulnerabili su Sarahah possano cadere vittima degli haters resta più che fondato. In una spirale di cyberbullismo. Certo, va detto che, già da ora, è possibile attivare su Sarahah filtri per parole offensive, bloccare utenti e scegliere un pubblico per i propri messaggi. E lo stesso Tawfiq si è impegnato a fare di tutto per mantenere Sarahah “pulita”. Ma basterà? (CBS)

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