Categorie: Il fatto

Le libertà interrotte

di - 22 Novembre 2016
Sembra proprio di vivere – qui sulla Terra – su un altro pianeta: chissà invece dove vivono i Signori che stanno a capo delle fedi di mezzo mondo, e chissà se sono mai riusciti a guardare in faccia la realtà.
Parliamo del “nostro” Papa Francesco, e del Signor Kirill, patriarca moscovita della chiesa ortodossa. Il primo dice che vanno perdonati gli “abortisti”, sia le donne che compiono l’atto di interrompere la concezione di un figlio, sia i medici che assistono e praticano. Un po’ come se – ancora, ancora e ancora – se ne dovesse fare un senso di colpa di stampo cattolico. Come se tutti quelli inculcati dai tempi che furono ad oggi, non fossero abbastanza.
«Vorrei ribadire con tutte le mie forze che l’aborto è un grave peccato, perché pone fine a una vita innocente. Con altrettanta forza, tuttavia, posso e devo affermare che non esiste alcun peccato che la misericordia di Dio non possa raggiungere e distruggere quando trova un cuore pentito che chiede di riconciliarsi con il Padre. Ogni sacerdote pertanto si faccia guida, sostegno e conforto nell’accompagnare i penitenti in questo cammino di speciale riconciliazione». Sinceramente, e siamo ancora all’illuminismo, speriamo che le scelte di chi decide di compiere tale passo siano legate alla consapevolezza. E che non si dimentichi l’uso di contraccettivi, perché figurarsi se una sola parola sia stata spesa a riguardo come “possibilità preventiva” all’aborto.
Altro discorso decisamente inudibile e fuori da ogni tempo, è appunto quello di Kirill, che paragona le Leggi delle Unioni Civili dei Paesi Occidentali «all’apartheid in Sudafrica o alle leggi naziste: frutto di un’ideologia e non parte della natura morale. La Chiesa non potrà mai approvarlo» ha detto il “Pontefice” sovietico.
Caro Kirill, anche con lei ci rammarichiamo, ma speriamo bene che il progresso sociale – come è stato finora – abbia la meglio su una Chiesa (di qualunque dottrina sia) che continua imprescindibilmente a predicare il buio.
E ci auguriamo che, in questa umanità votata all’estinzione – come sembra dipingerla il “credo” – il disgelo paventato dei rapporti tra USA e Russia, con la Presidenza di Trump, non diventino una falcidiata per calpestare quelle poche e fondamentali battaglie condivise e vinte da una parte all’altra dell’Atlantico, in nome dell’uguaglianza e della possibilità di una scelta individuale. (MB)

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