Categorie: Il fatto

L’Italia è un Paese | per turisti?

di - 17 Dicembre 2016
Ma allora, siamo o non siamo un Paese per turisti? Analizziamo un po’ di dati: nel 2016 ci sono stati il 4,3 per cento di arrivi internazionali in più, con oltre 60 milioni di visitatori dall’estero, e per il 2017 la percentuale sembra dover crescere dello stesso numero.
Un settore che vale 171 miliardi, oltre 11 per cento del PIL, e il 12 per cento di popolazione occupata. Eppure, tolte le grandi città dell’arte e le mete più classiche che conosciamo, forse l’Italia ancora soffre: per mancanza di strutture e infrastrutture, per mancanza di competizione, per mancanza di “coinvolgimento”. Per certi versi, lo sappiamo, a noi italiani piace proprio così: all’interno del nostro Paese sopravvivono luoghi incontaminati, poco avvezzi allo “straniero”, finanche difficili da raggiungere, che appagano – a poche centinaia di chilometri – la nostra voglia di esotismo.
E invece il Mibact ha consegnato oggi un piano con 52 linee di intervento, racchiuse in 4 obiettivi fondamentali: diversificare l’offerta turistica, innovare il marketing del brand Italia, accrescere la competitività e migliorare la governance del settore, da attuare da qui al 2022.
I punti? Sono sempre un po’ gli stessi: rivoluzione digitale, adeguamento della rete infrastrutturale, riduzione degli oneri burocratici e fiscali, miglioramento della quantità e qualità dell’occupazione, semplificazione del sistema normativo e diversificazione delle mete turistiche per indirizzare i flussi turistici verso territori ricchi di potenzialità ancora inespresse, quali aree rurali, piccole e medie città d’arte, parchi naturali e marini, ovvero tutto il bellissimo Sud, che ancora ci teniamo e spesso godiamo allo stato un poco “brado”, specialmente se ci si addentra rispetto alla costa. L’obiettivo? Arrivare a 10,9 miliardi di indotto nel 2026. Ma quel che è certo è che bisognerà tenere conto di tanti, tantissimi, altri fattori, oltre ai numeri: per esempio quello di evitare di snaturare territori, e di trasformare in nome del “successo” e del “progresso”, i borghi italiani in piazze da centro commerciale. Il turismo sostenibile, siamo certi, passa anche da qui. Anche se farà un poco meno di capitale. (MB)

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