Categorie: Il fatto

Nasce l’Italian Council. Vero?

di - 15 Ottobre 2016
Che sia un bel passo avanti non c’è dubbio, come funzionerà lo sapremo solo vivendo. Parliamo dell’Italian Council per le arti contemporanee, organismo che da oggi dovrebbe far parte della Direzione Generale arte e architettura contemporanee e periferie urbane, e operare in relazione con il Ministero degli Affari Esteri e la rete degli Istituti Italiani di Cultura.
Da molto tempo se ne parla in una ristretta cerchia di persone, poi se ne è parlato a più riprese al “Forum per l’arte contemporanea” indetto dal Centro Pecci e la proposta è arrivata all’orecchio del ministro. Il Forum però, al momento, non è stato interpellato, e questo non è un buon segnale di partenza. A settembre 2015 e ad aprile 2016 (secondo appuntamento del Forum questa volta a Villa Croce a Genova) tra le proposte da presentare al tavolo della politica venne fuori la necessità di creare un’Agenzia per la valorizzazione dell’arte italiana all’estero e il sostegno degli artisti italiani, con risorse e premi per favorire progetti e partecipazione a contesti internazionali qualificati, con una idea di mobilità strategica.
Già, perché i nostri artisti all’estero se li filano in pochi, e lo abbiamo spesso ribadito, dati alla mano, riguardo a Biennali, Triennali e importanti mostre da un capo all’altro del mondo.
Non solo. Tra le idee che erano uscite dal Forum di Prato ad aprile, c’è anche quella di portare in Italia curatori, galleristi e collezionisti per fargli conoscere la nostra arte del presente. Che attualmente, stando anche alle leggi più recenti (sgravi fiscali e art bonus che non prendono in considerazione il contemporaneo) ha scarso sostegno. E non si tratta solo di soldi, ma anche di una vera e propria istituzionalizzazione che renda le pratiche dell’arte di oggi parte di un patrimonio da tutelare e promuovere, appunto.
Per questo il nascente “Italian Council” dovrà avere determinate, e imprescindibili, caratteristiche: dovrà essere rappresentativo delle nostre eccellenze e di chi effettivamente lavora nel sistema dell’arte italiano, rimanendo il più possibile slegato dalla politica e dalle sue poltrone. Per non durare qualche stagione o poco più, per non vedere fondi prima erogati e poi tagliati, per diventare insomma un ente centrale dello sviluppo del Paese, al pari di una qualsiasi università, di un ufficio.
Ci auguriamo che il Ministero capisca che un “protocollo” è già stato fissato – ci sono atti del Forum pubblicati a più riprese – e che chi ha lavorato su questo tema non può essere ignorato. Si tratta, quindi, di essere disposti a discuterlo, attraverso – stavolta davvero – un tavolo di lavoro condiviso, e continuativo. Con un impegno che vada oltre i singoli ruoli.

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