Categorie: Il fatto

Quanto conta un artista?

di - 19 Novembre 2016
La Central Academy of Fine Arts (CAFA) di Pechino, nonostante le proteste di Anselm Kiefer, oggi aprirà la mostra dedicata al pittore tedesco. A nulla, insomma, sono valsi gli appelli dello stesso artista e l’istituzione cinese ha dichiarato che è nei suoi diritti legali mettere in scena lo spettacolo. La disputa però ha scatenato le ire dell’inferno sui social, con artisti e curatori del mondo dell’arte cinese che discutono l’etica e la legalità di un museo che ignora gli interessi di un artista.
“Prendiamo atto delle richieste di Anselm Kiefer […] ma tutte le opere d’arte in questa mostra sono state autorizzate dai collezionisti privati e istituzionali. Questa mostra è conforme alle leggi vigenti”, si legge nelle dichiarazioni, che parlano anche di un tentato coinvolgimento di Kiefer da parte del Ludwig Museum, nelle vesti del direttore Beate Reifenscheid, coinvolgimento respinto dallo stesso artista.
Pare che in realtà, poi, tutto sia nato dopo la stipula del contratto tra il museo cinese e l’organizzatore tedesco che  Kiefer abbia espresso disaccordo, ma “considerando la legittimità degli oggetti esposti, non abbiamo motivo di fermare la nostra collaborazione con il Ludwig. Deploriamo profondamente il fatto che il signor Kiefer non abbia partecipato direttamente alla manifestazione. Come un importante accademia e museo speriamo di avere nuove possibilità di cooperazione e scambi futuri con l’artista”.
Ma non è finita, perché il co-curatore e direttore del CAFA, Wang Huangsheng, accusa: “Abbiamo sempre sollecitato gli organizzatori tedeschi di comunicare meglio con Kiefer. Le opere vengono dalla più grande collezione privata di Kiefer e da un grande museo tedesco. Abbiamo aspettato dieci anni per avere questa mostra e non sappiamo a cosa siano dovute le preoccupazioni dell’artista. L’organizzatore tedesco ha speso un sacco di soldi su questo progetto, e il CAFA è felice di avere questa opportunità”.
Insomma: da una parte ci sarebbe sicuramente un mancato dialogo, in primis con lo stesso Kiefer, e in secondo luogo tra gli organizzatori. Ma a quanto pare, però, anche i collezionisti avrebbero fatto la loro parte, forse danneggiando i piani dell’artista che – come è stato più volte scritto – aveva decisamente voglia di esporre per il pubblico cinese.
La verità, però, è che tra contratti, prestiti, diritti e affini, se ancora ce ne fosse bisogno Kiefer accrescerà la sua popolarità e poco potranno aggiungere queste “scaramucce” alla voglia d’arte degli appassionati. Certo, forse con l’artista presente avrebbe potuto essere una mostra decisamente diversa, ma non è altresì vero che le opere sono un po’ come i figli, e che dopo lo “svezzamento” possono camminare da sole?
Kiefer, in fondo, forse non dovrebbe preoccuparsene: una brutta mostra – spesso – non fa rima con un pessimo artista. Aggiornamenti in corso. (MB)

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