Categorie: Il fatto

Scuola buona | o buonista?

di - 31 Agosto 2017
Pronti per una nuova e buona dose di polemiche settembrine? Ecco servita su un piatto d’argento l’occasione, e l’innesco per infuocare gli animi. Il tema? Bollente, in questi giorni: la scuola. Anzi, i voti della scuola, le pagelle. E le bocciature che non potranno più essere eseguite “per legge”.
Già, perché è notizia di poche ore fa che con il Decreto della “Buona Scuola” varato dal Governo Renzi-Gentiloni basterà un solo professore contrario alla decisione del Consiglio e l’alunno passerà automaticamente alla classe successiva. Lo stop arriverà solo in caso di troppe assenze, ma non per mancato merito. Così alle elementari e alle scuole medie primarie.
Un bel colpo per i ragazzi senza particolare interesse nell’idea, non troppo errata, che si debba arginare la questione annosa dell’abbandono delle aule prematuro, sindrome che sembra galoppante nel Belpaese. Le scuole, però, saranno obbligate a organizzare corsi di recupero per gli “insufficienti”.
In qualche modo si tratta di una “protezione” e della possibilità per i più piccoli di poter “civilizzarsi” non a suon di bastonate e cambi di insegnanti e compagni ma “accompagnati” nella crescita, per non negare nessun riscatto.
“Le alunne e gli alunni della scuola primaria sono ammessi alla classe successiva e alla prima classe di scuola secondaria di primo grado anche in presenza di livelli di apprendimento parzialmente raggiunti o in via di prima acquisizione”: parla chiaro decreto 62 e così, di nuovo sulle scuole, e dunque sul corpo docenti, spetterà l’ideazione delle “specifiche strategie per il miglioramento dei livelli di apprendimento”.
Una buccia di banana, che per certi versi sa di parcheggio per i più deboli e della quale saremo già curiosi di capire, sul lungo termine, gli effetti. Future generazioni di nuovi stolti che, una volta alla scuola superiore, si troveranno con una sequela infinita di problemi di metodo di studio e affini, per non parlare dell’Università, o un parterre di giovani più “integrati” che, passata la difficile infanzia, potranno finalmente indirizzarsi a quel che sono più inclini e realizzarsi?
Ma come imparare a riconoscere quello che si ama, se non si ha la possibilità di conoscerlo? Il doppio taglio sta anche, infatti, nella questione dell’approfondimento: come poter promuovere tutti, glissando sui meriti? Probabilmente appiattendo i programmi.
E allora più che una scuola buona ci si troverebbe di fronte a una scuola buonista. E piattamente vuota, privata anche della possibilità “sportiva” di dimostrare le proprie capacità. (MB)

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