Categorie: Il fatto

Un affare. Anzi, un furto

di - 27 Novembre 2015
Bella operazione quella condotta dai carabinieri italiani, che hanno recuperato cinque affreschi strappati da Paestum e acquistati “in buona fede” da uno svizzero. Si tratta, in fondo, di un piccolo tassello della nostra Italia, quella della cultura come patrimonio che ci ricordano sempre i nostri Ministri, uno per tutti Franceschini, che ieri era in prima linea durante l’annuncio del ritrovamento e del ritorno a casa, il prossimo gennaio.
Le opere rivestivano una tomba campano-sannitica risalente al 300 A.C. e che valgono sul mercato un milione di euro, come ha dichiarato il Generale Mariano Mossa. La stessa cifra l’aveva pagata, ai tombaroli, il “collezionista” svizzero, che li teneva in un deposito a Campione d’Italia dove sono stati rinvenuti lo scorso maggio e dal quale è stata accertata la provenienza.
Una bella storia, dicevamo, ma che la dice lunga su quanto sia problematico arginare un fenomeno diffuso che, ahinoi, non interessa di certo solo le aree problematiche del Medio Oriente, saccheggiate per essere “convertite” in denaro sonante per operazioni di guerra e terrore.
E il signore elvetico, dunque, come dobbiamo considerarlo allora? Una sorta di terrorista? Forse lo sguardo “miope”, almeno in apparenza, stavolta ha giocato facile. Quanto una bella scusa. Ma tutto è bene quel che finisce bene, per ora. E in attesa di nuovi ritorni. (MB)

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