Nasser Ali trova strumenti troppo costosi oppure troppo mediocri, decisamente non all’altezza di quello vecchio. Senza il suo strumento prediletto il musicista decide che non vale più la pena vivere, quindi si sdraia a letto e smette di mangiare.
Dopo la saga in quattro volumi di Persepolis e il breve Taglia e cuci (entrambi tradotti in Italia da Lizard), Marjane Satrapi torna a raccontare il suo Iran. Il nuovo romanzo è ancora incentrato sul tema della famiglia, ma se nei precedenti libri l’autrice ha raccontato l’Iran dopo la rivoluzione islamica del ’79, descrivendo i cambiamenti radicali indotti dal regime religioso nella società iraniana, in Poulet aux prunes, la cui vicenda si svolge alla fine egli anni ’50, si concentra esclusivamente sui rapporti tra marito e moglie, raccontando gli otto giorni che separano Ali dalla morte, attraverso sogni, ricordi e rimpianti.
Quello che colpisce nei racconti di Satrapi, soprattutto in Taglia e cuci, è la straordinaria similitudine tra le vicende sentimentali che si consumano in Iran e quelle che accadono in occidente. L’aneddoto della ragazza che perde la verginità un mese prima del matrimonio e deve rimediare in fretta; quello della donna che non ha mai visto il marito nudo, quello della ragazza che sposa la fotografia di un ricco uomo d’affari emigrato in Inghilterra per poi raggiungerlo
Quella di Nasser Ali è in fondo la storia di un uomo senza amore come ne capitano ovunque: invaghito della bella Irâne non poté sposarla perché il padre di lei non volle darla in moglie ad un musicista. Spinto dalla famiglia Nasser Ali sposò Nahid, innamorata di lui fin da bambina, senza amarla mai davvero. L’amore sarebbe venuto dopo, con il tempo, con i figli, secondo la famiglia, ma non è stato così. La perdita del suo strumento è solo l’ultima di una lunga serie di delusioni che portano Nasser Ali a desiderare di morire. Per questo niente e nessuno riuscirà a fargli cambiare idea. Nemmeno il pollo alle prugne.
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Edizioni Lizard
Marjane Satrapi – bio
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