Categorie: La foto

Atmosfere lunari in una chiesa di Metz

di - 22 Luglio 2019
Guillame Marmin è un giovane visual artist di Nantes, con un bagaglio di ispirazioni che provengono dalla scena musicale, dal cinema sperimentale e dalle arti perfromative. Quest’anno partecipa alla terza edizione di Constellation, il festival nella città francese di Metz che intreccia arte e tecnologia. Con il supporto tecnico dell’agenzia TETRO, Marmin ha portato al festival un lavoro dal titolo emblematico: “1,3 secondi”, come il tempo impiegato dalla luce per viaggiare dalla Terra alla Luna. Il progetto si inserisce così nella lista sconfinata di omaggi al mezzo secolo che compie l’allunaggio, e permette anche a noi, persone comuni, non astronauti, di compiere il nostro viaggio in una dimensione esperienziale tutta nuova, dove vengono stravolte le leggi dello spaziotempo. Per intraprendere questo viaggio, sarà sufficiente entrare nella basilica di Saint Vincent di Metz, una chiesa sconsacrata anni orsono, che ora si presta come suggestivo ambiente per le operazioni artistiche di Marmin. “Non dura molto, ma abbastanza per essere percepito”, dice l’artista. 300 proiettori disposti per creare un’atmosfera assolutamente suggestiva, in un sapiente gioco di ombre e luci che illuminano dettagli dell’architettura gotica della chiesa, con flash abbaglianti che rompono il buio più denso, permettendo di scoprire la struttura magnifica di Saint Vincent a poco a poco. Si sfruttano le vetrate della chiesa, come anche il colonnato, per creare una installazione luminosa e sonora site-specific visitabile fino al 7 Settembre di quest’anno.  Un’esperienza immersiva per lo spettatore, che esplora lo spazio in modo del tutto nuovo. Il lavoro di Marmin consiste proprio nel dare vita a un nuovo alfabeto sinestetico, un linguaggio che sia in grado di mescolare più elementi – suoni, luci, contrasti, ritmi tutti diversi – per creare esperienze originali e uniche, una nuova percezione. Egli costruisce un mondo astratto, sfruttando però gli equilibri della più rigorosa delle geometrie, svelando, stavolta anche nel titolo, le leggi matematiche che si celano dietro alle nostre vite. Un lavoro minimalista, preciso, tuttavia non privo di un misticismo personale di Marmin.  La scelta di una basilica, uno dei luoghi sacri per eccellenza, lascia intuire il doppio filo che lega scienza e spiritualità attraverso la luce, sua materia artistica prediletta. (Yasmin Riyahi)

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