Categorie: lavagna

CONTROPELO

di - 1 Novembre 2017
Che cosa fa un artista oggi, ha fatto ieri o farà domani? Poniamo sia un pittore, si guarda intorno e pensa: “Devo creare qualcosa di unico, qualcosa che nessun altro faccia, che sia io il solo a fare”; e così facendo finisce per fare esattamente come tutti: accettare le codificazioni, i codici, gli stilemi in vigore nel periodo storico che sta vivendo. Poiché si tratta in definitiva di farsi accogliere e riconoscere, deve prima di tutto accettare, se vuole essere accettato.
Il risultato di questo sforzo verso l’unicità sarà, nel migliore dei casi, quello di creare una parvenza di nuovo, in realtà il vecchio sotto altre spoglie, un’altra forma del vecchio. Per quanto bella e intelligente possa apparire la sua opera, resterà imbrigliato nella rete di un sostanziale conformismo, e non sarà in grado di modificare il modo di guardare all’arte né quello di pensarla.
Francis Bacon nel suo studio a Londra nel 1974
Se è intelligente e sensibile, farà propri i fermenti che animano la società in generale e quella del cenacolo dei pittori in particolare, e con essi e di essi ingraviderà la sua creazione, sempre però nel solco da altri già tracciato prima di lui, e da altri prima ancora, conformemente ai valori accolti; la sua opera aprirà forse nuove vie al già noto, ma non creerà valori nuovi e resterà esclusa dall’ignoto, di cui non saprà mai niente. Ora, se esiste qualcosa di cui valga la pena occuparsi è proprio l’ignoto, perché soltanto l’ignoto apre a nuove possibilità di senso, soltanto l’ignoto è l’ancella di un senso radicalmente nuovo, che non aspira semplicemente a sostituirsi al vecchio, ma vuole rovesciarlo per creare un altro ordine di senso, impensabile sulla base del precedente. Ecco, l’ignoto è l’impensabile, un impensabile, ma dovrebbe dirsi al plurale, “gli impensabili”, che si fa sensibile, divenuto da un istante all’altro percepibile, quasi inaspettatamente.
Come si approda all’ignoto? A un pensiero o un’immagine che non sia la rivisitazione di un pensiero già pensato o di un’immagine già vista? È necessario, ma non sufficiente, rivendicare per sé un diritto al controsenso, a forza di indeterminazione e di sobrietà. Che cosa vuol dire? Questione di stile ovviamente, lo stile come politica, o per meglio dire, un complotto ai danni della propria stessa classe. Se un artista non si volge contro il mondo cui appartiene, non certo per smascherarne la falsità, i compromessi o il conformismo, – a chi potrebbe mai interessare? -, piuttosto, invece, per sovvertirne le regole interne, proprio quelle regole che hanno dato così tanti apprezzabili risultati, egli non si allontanerà di un passo dal noto, e l’ignoto continuerà a sfuggirgli.
Aldo Runfola
Aldo Runfola, artista visivo, è nato nel 1950 a Palermo. Vive e lavora a Berlino.

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