Pubblicata nel 1998 per “Le Scie” di Mondadori con il titolo Il viaggiatore alato, questa biografia di Modigliani, curata da Corrado Augias, è uscita di recente anche in edizione economica come Modigliani, l’ultimo romantico.
Il riferimento nel titolo alla poesia di Baudelaire chiarisce immediatamente il taglio dell’opera: la messa a fuoco è sul ruolo dell’artista in seno alla società e al mondo dell’arte, e su come questo risulti caratterizzante per la sua stessa natura di creatore e mediatore. L’autore segue Modigliani dall’infanzia e dall’adolescenza livornesi, con l’apprendistato presso Guglielmo Micheli e Giovanni Fattori, al passaggio nel mondo dell’École de Paris: il confronto, gli scontri, le amicizie con gli altri artisti e con la varia e picaresca umanità che popolava le Montmartre e Montparnasse del tempo. Il racconto della vita dell’artista è arricchito da puntuali riferimenti che, non concedendo nulla all’invenzione “romanzesca”, delineano un affresco vivace e ampiamente documentato della folle époque. È da segnalare l’attenzione con cui Augias analizza le dinamiche del mercato dell’arte, i rapporti che intercorrevano tra artisti, committenti, pubblico e mercanti, le ragioni sottili della fortuna o del fallimento di un quadro e del suo autore.
Molto più cautamente è trattato l’aspetto, per così dire, tecnico. Nel libro possono quindi apparire superficiali la descrizione delle opere di Modigliani e le profonde relazioni tra queste e quelle degli altri artisti. In particolare emerge una certa carenza per quanto riguarda la scultura di Modigliani e, di conseguenza, il legame con Brancusi e l’imprescindibile influenza esercitata dalle creazioni di quest’ultimo.
Del resto Il viaggiatore alato non vuole essere un libro di storia dell’arte. Augias, chiaramente più interessato all’artista che alle sue opere, offre al lettore la storia dell’uomo Modigliani: l’appassionante e tragica vicenda di “un grande artista, un uomo infelice e vitale, misterioso dissipatore del suo stesso talento”.
Pietro Gaglianò
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