Jane Kallir, curatrice della mostra che si terrà fino al 3 febbraio 2002 nelle sale del Vittoriano a Roma, apre il catalogo illustrando gli intenti dell’esposizione romana. Non è, almeno non soltanto, una mostra sui tre artisti viennesi, bensì un evento che si pone l’obiettivo di raccontare gli umori e le tendenze che circolano a Vienna tra fine Ottocento e inizio Novecento, tra Art Noveau ed Espressionismo. Klimt, Kokoschka e Schiele sono strumentali a questa indagine. La loro arte dà forma ai mutamenti, agli sconvolgimenti e alle reazioni che animano la capitale austriaca negli anni precedenti, contemporanei e immediatamente successivi alla Grande Guerra.
Il testo della Kallir, che tra le altre cose è anche l’autrice del catalogo ragionato su Egon Schiele, analizza la temperie viennese in relazione al contesto europeo. Approfondisce i caratteri della Secessione, le peculiarità dei tre artisti in questione, gli esordi e l’evoluzione della loro ricerca artistica in relazione al clima politico e culturale.
Gerbert Frodl, Direttore dell’Osterrichische Galerie, esamina il trentennio tra il 1880 e il 1910 a Vienna. Il punto di partenza è il 20 dicembre 1857, quando l’imperatore Francesco Giuseppe firma il decreto che sancisce la decisione di smantellare i resti dei magazzini delle fortificazioni di Vienna e dà impulso all’ampliamento della città e alla costruzione di edifici pubblici e privati: l’Università, i grandi musei, il Parlamento, il Municipio, la Borsa, l’Opera. L’architettura è concepita come opera d’arte totale, basata sulla collaborazione delle arti. In questo contesto gli artisti sono chiamati al servizio di architetti e committenti in nome dell’arte totale. Tra il 1899 e il 1907 Gustav Klimt è impegnato nella realizzazione dei cosiddetti dipinti della Facoltà.
Il breve contributo di Claudio Strinati evidenzia la singolare forza del connubio Klimt-Schiele, l’ultimo dei romantici e il primo dei moderni.
Il saggio di Emily Braun, Genio e degenerazione: Klimt in Italia, espone le motivazioni della fortuna di Gustav Klimt in Italia. L’artista viennese partecipa nel 1899 alla Biennale di Venezia e, da questo momento, la sua fama si consolida sempre più, raggiungendo le vette più alte all’edizione del 1910 della Biennale veneziana e, l’anno seguente, all’Esposizione Internazionale di Roma. Sulla scia dell’arte della Secessione e di Klimt si costituiscono gruppi di artisti italiani dissidenti che a Venezia espongono alla Ca’ Pesaro (perché esclusi dalla Biennale) e a Roma nasce la Secessione romana in opposizione, o semplicemente in alternativa, all’accademica Società di Amatori e Cultori.
Alfred Weidinger, Curatore dell’Albertina a Vienna, esamina l’arte di Kokoschka a partire dagli anni della formazione. I disegni di nudi che ritraggono ragazze adolescenti rivelano il gusto dell’artista per i corpi magri e nodosi che gli consentono un tratto più duro e aspro a delineare figure di un realismo estremo.
La figura di Klimt è ulteriormente approfondita nel saggio di Marian Bisanz-Prakken. Di Oskar Kokoschka ed Egon Schiele scrive ancora Jane Kallir. Su Egon conclude: “Schiele è l’artista adolescente per antonomasia; la sua opera conserva l’eterna freschezza della gioventù stessa. Di conseguenza ogni nuova generazione lo riscopre e lo interpreta di nuovo”.
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