“A me sembra talvolta che tutta la filosofia non sia altro che una meditazione di Shakespeare…” diceva Levinas. E shakespeariana è l’ispirazione di fondo di questo testo del kantiano Massimo Carboni. “Non vedi niente lì?” è la domanda che Amleto rivolge alla Regina sua madre; “proprio niente” risponde lei cieca davanti al fantasma del re assassinato. Amleto è l’eroe dell’impossibile necessario. E una relazione insieme necessaria e impossibile lega tra loro filosofia e arte contemporanea. La potente scena del dramma shakespeariano diviene quindi la metafora del problema. Da una parte la filosofia riceve una brusca lezione dall’arte contemporanea. Brillantemente Carboni mette in relazione le opposizioni pensate da Heidegger per distinguere un’opera d’arte da una cosa, i quartetti d’archi di Beethoven dalle patate in cantina, i quadri di Van Gogh dal carbone della Ruhr, gli inni di Hölderlin dagli oggetti della pulizia personale, con l’operazione inversa attuata dai ready made di Marcel Duchamp. Dall’altra l’arte contemporanea liberatasi dal feticismo dell’opera chiama la filosofia a pensarne l’aporia che la costituisce, l’essenza che la caratterizza come ciò che non ha essenza, la forma di ciò che si dà sottraendosi. Si assiste quindi al fenomeno per cui la letteratura artistica abbandona la posizione complementare e di commento che l’ha contraddistinta tradizionalmente e si trasforma in una componente intrinseca dell’arte. Contemporaneamente l’immagine reclama i suoi diritti rispetto al logofonocentrismo che subordina la visione al discorso e il discorso critico conquista la sua capacità creatrice.
Tokio, la metropoli schizofrenica in perenne sradicamento da se stessa, in stasi brulicante come la sua situazione sismica, paradigma dell’esodo dall’identità che costituisce l’arte contemporanea, diviene lo scenario in cui ambientare un Amleto del terzo millennio.
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Lavinia Garulli
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l'ho letto questo libro. Inizia molto bene, ma non poi si perde..non si capisce molto dove vuole andare a parare..un po' inconcludente ed è un peccato. è comunque una lettura stimolante
saluti
Garulli sempre egregia, mi congratulo.
Ottimo libro...completo direi.
AMORE
scollegato dalla realta' dell'arte, un po' come tutti i Castelvecchi che parlano d'arte contemporanea, parlano tutti di se stessi, anche se carboni ha una marcia in piu rispetto agli altri autori castlevecchi
ma questa castelvecchi fallisce o no???