La storia della vicenda artistica dell’Ottocento in Italia non poteva che essere affidata a uno dei suoi studiosi e promotori più autorevoli, Carlo Sisi, che fa dell’approccio interdisciplinare e dell’ampia e dettagliata alternanza di testimonianze storiche, artistiche e letterarie il punto di forza di questa collana, suddivisa in quattro, eleganti, volumi. Il periodo di riferimento di questa seconda uscita va dal Congresso di Vienna (e gli anni di clima autoritario della Restaurazione) ai moti rivoluzionari del ’48, quando le istanze del pensiero liberale raggiungono la loro massima espressione: “Un giro d’anni decisivo” – sottolinea Sisi nell’introduzione- ”in arte come in letteratura, per la radicalizzazione del dibattito tra classici e moderni ed anche per l’evolversi della questione italiana”.
Avvalendosi di un ampio apparato di autori, Sisi presenta la geografia del Romanticismo italiano dividendola nettamente in sezioni, quasi sottolineando il clima “frammentato” della situazione territoriale coeva, ostacolo principale all’affermarsi di una moderna e consapevole cultura artistica unitaria. Anna Villari spiega come in Italia settentrionale “il repertorio del mito resisterà nella scultura e nella decorazione degli interni”; mentre al genere storico e al dipinto Pietro Rossi di Francesco Hayez viene affidato l’avvio della rivoluzione romantica, come sancito, riporta l’autrice, da Giuseppe Mazzini nel suo articolo sui Modern Italian Painters del 1841. Interessante, da questo punto di vista, la panoramica sulla “situazione europea” fornita dall’atlante iconografico, dove le riproduzioni a colori di grande formato si rivelano uno strumento utile e di forte impatto per un confronto tra lo spirito neutrale e (vagamente) contemporaneo della pittura di storia italiana e la forza viva, la coscienza critica e civile che anima lo spirito dei colleghi spagnoli e francesi. Tuttavia, nel capitolo dedicato al genere del ritratto, Francesco Leone osserva come il geni
La seconda metà del testo è formata dai tre ambiti che indagano la scultura, l’architettura e i temi. Da segnalare è la rassegna sugli scultori più significativi di questo primo mezzo secolo, impegnati a esaudire le richieste ufficiali ma anche a rinnovare i cliché dell’accademismo più convenzionale. In tal senso, confermato al toscano Lorenzo Bartolini il ruolo di protagonista della scultura in età romantica: per la sua abilità ad abbandonare “la semplicità arcaizzante” –spiega Stefano Grandesso- “in favore di una programmatica naturalezza che superava i modelli della ritrattistica canoviana”. Chiude in maniera esaustiva ogni volume dell’Ottocento in Italia il capitolo dedicato ai “temi”: un modo di trattare la storia dell’arte innovativa e degna d’attenzione, quella di Sisi. Giacché solo tracciando la storiografia di tutte le diverse arti (la pittura, la letteratura, la moda, il costume; e il teatro che, con le altre discipline, è senz’altro imparentato) è possibile ricostruire il profilo estetico di un’epoca, ponendo il lettore di fronte a uno studio più compiuto ed efficace.
Per concludere, qualche anticipazione sul terzo volume: s’intitolerà Realismo 1848-1870 ed è previsto per l’inverno.
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marianna agliottone
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