In Italia, bisogna ammetterlo, non sono molte
le pubblicazioni sulla didattica dell’arte. Non è neanche particolarmente
diffusa la pubblicistica di approfondimento teorico ed epistemologico sull’esperienza
artistica. È questo un dato contraddittorio per un paese che fonda sul
patrimonio artistico una parte rilevante delle proprie risorse. Ma è un dato
coerente con la progressiva marginalità che l’arte acquisisce oggi in Italia.
Si riscontra, infatti, un impoverimento della
cultura artistica con la riduzione dell’insegnamento della storia dell’arte
nell’istruzione secondaria e superiore (si vedano a proposito gli interventi e
gli appelli dell’ANISA – Associazione Nazionale Insegnanti Storia dell’Arte),
ma anche attraverso una progressiva perdita di incidenza della cultura
universitaria nella relazione con le strutture museali, espositive,
comunicative. La televisione ha quasi del tutto cancellato dai palinsesti
persino la semplice informazione sugli eventi artistici, per non parlare dei
documentari sull’arte o di una dignitosa divulgazione che pure, nella
tradizione del servizio pubblico, ha avuto eccellenti esempi.
La missione divulgativa e didattica delle
istituzioni museali in Italia è considerata come un aspetto sperimentale, del
tutto volontaristico e non,
istituzioni. Manca ancora un coordinamento fra i ministeri per un piano
organico sulla comunicazione e sulla valorizzazione del patrimonio artistico.
Del resto, se approfondiamo il problema, ci
rendiamo conto che il deficit non consiste soltanto nella comunicazione e nella
conservazione del patrimonio artistico. La domanda viene spontanea: cosa
conservare? Cosa divulgare? Esiste, siamo d’accordo, un immenso patrimonio
storico, quello che con una ambigua espressione trenta anni fa venne definito
“giacimento culturale” e che oggi è quasi volontaristicamente “difeso” da
sovrintendenze eroiche prive di qualsiasi risorsa. Ma cosa accade nel campo della
produzione artistica? Non sarà casuale il dato che impietosamente rivela
l’assenza, dalla cronaca, dalla storia e dal mercato, di correnti artistiche
italiane negli ultimi tre decenni, almeno dopo la Transavanguardia e l’Arte
Povera, le ultime correnti italiane rilevanti a livello internazionale? Né, da
questo punto di vista, possiamo considerare come significativa l’affermazione
occasionale di singole individualità, in un panorama così variegato e
articolato come quello caratterizzato dalla globalizzazione culturale e dai
nuovi mezzi di comunicazione, di espressione e di produzione.
Sembra paradossale, a questo punto, il proliferare in Italia di istituzioni
museali “postmodernisticamente” omologati da enigmatici acronimi,
realizzati da sofisticati archistar, senza badare a spese, nella generale
indigenza estetica ed etica! I musei, da contenitori di oggetti di culto
investiti dall’aura del loro valore espositivo, sono diventati mass media, non
più contenitori chiusi, ma comunicatori aperti. La “governance” del sistema
dell’arte è ormai determinata da un jet set di curatori, di “commissari”, che
non necessariamente siano di formazione storica o filosofica, ma capaci di
qualificarsi come abili promotori commerciali e operatori della comunicazione
(si veda a tal proposito Yves Michaud, L’artista e i commissari, Edizioni Idea, Roma
2008).
È giunto dunque il momento di aprire una seria
e onesta riflessione sulla formazione artistica, come interrogativo
epistemologico ed estetico nella duplice valenza del sentire e del gusto come sapere, e del fare come sapere.
L’interrogazione sulla formazione artistica implica, infatti, l’apertura di
domande sulla funzione artistica e sul sapere artistico fondato sul paradigma
del contemporaneo, non più inteso come mera abilità manuale, come artigianato
di lusso, come mera trasmissione di tecniche, come ripetitivo e acritico
addestramento professionale.
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Yves Michaud – Insegnare
l’arte? Analisi e riflessioni sull’insegnamento dell’arte nell’epoca
postmoderna e contemporanea, trad. it. di Lucia Schettino
Edizioni Idea, Roma
2010
Pagg. 208, € 18
ISBN 9788896712009
Info: la scheda
dell’editore
[exibart]
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