La figura di questo grande toscano segna profondamente buona parte del XX secolo, riuscendo sempre ad interpretare in modo originale e innovativo le diverse correnti pittoriche che animavano la vita parigina (di cui Soffici fu un entusiasta protagonista) e introducendo le novità avanguardiste nel paludato mondo culturale dell’Italia fin du siecle. Vincenzo Trione inquadra la figura di Soffici critico d’arte, analizzando attentamente la sua straordinaria capacità di rinnovarsi, sia da un punto di vista critico che artistico, senza perdere di vista le imponenti radici culturali toscane – fiorentine in particolare – che gli permetteranno di comprendere ed elaborare anche i fenomeni artistici più estremi. Soffici ama sia il soffio prepotente di Paul Cezanne, che la grande tattilità di Giovanni Fattori; sia il mondo deformato ed astratto di Pablo Picasso che la pittura di Giotto e di Masaccio, scoperta leggendo e frequentando Bernard Berenson. Trione pone l’attenzione proprio sulla dicotomia che regge paradossalmente tutta l’opera di Soffici critico: la forte adesione al passato con lo sguardo però rivolto ossessivamente verso il futuro. Questa dicotomia è però, almeno in parte, spiegabile considerando che il vero approccio verso l’arte di Soffici è dominato dalla ossessiva ricerca del vero, del reale. Soffici è fondamentalmente un pittore realista, e dunque un critico, e questa sua innata tendenza non lo abbandona neppure quando frequenta l’atelier di Picasso, ai tempi delle Demoiselles d’Avignon, oppure quando aderisce (anche se in modo personale e critico) al movimento futurista. Tuttavia anche nel suo realismo la componente personale è assolutamente protagonista. L’autore giustamente scrive: “Amare la realtà eccessivamente significa non limitarsi ad illustrare i fatti, ma guardare il mondo artisticamente. Poiché l’arte è sempre l’invenzione di mondi, il pittore non può pensare di dipingere solo ciò che vede o sente. Il suo vedere e il suo sentire gli consentono di attraversare le cose, di combinare insieme dati sconosciuti con elementi psicologici. Nelle sue rappresentazioni la visione ordinaria del mondo è trasferita su un piano soggettivo.” Proprio questo atteggiamento fortemente radicato alle “briciole del reale” spinse Soffici a dichiararsi contro la vuota astrazione, che identifica come una trappola dell’intellettualismo più spinto. Il carattere forte e anticonformista di Soffici emerge dal volume soprattutto quando si illustrano i difficili rapporti esistenti tra l’artista e Prezzolini, ai gloriosi tempi della Voce: lo scontro tra il razionalismo elegante di Prezzolini e la grande estrosità intellettuale di Soffici farà della Voce una delle riviste più stimolanti di tutto il panorama culturale italiano, e non solo.
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