Nel libro "Quello che c'era una volta", la Sirenetta è costretta a nuotare in un fondale di plastica (Courtesy: Studio Rebigo)
A causa della deforestazione, Cappuccetto Rosso non attraversa più il bosco per raggiungere la nonna: basta prendere la metro. Ariel continua a collezionare oggetti del mondo degli umani, ma non le sembrano più così preziosi: dimena la coda in un fondale di plastica, raccogliendo piatti e bicchieri monouso. Queste sono solo alcune delle storie illustrate di Quello che c’era una volta, fiabe e racconti dopo i cambiamenti climatici, il nuovo libro di Studio Rebigo.
Ventitré storie che sicuramente conosciamo, da Tarzan a Hansel e Gretel, ri-ambientate in un futuro fantastico, sì, ma non troppo improbabile. Qui il canonico “e vissero tutti felici e contenti” ha subito qualche intoppo. Deforestazione, plastiche, riscaldamento globale e urbanizzazione – questi i capitoli in cui è diviso il libro – hanno stravolto il racconto, e niente è come ce lo ricordavamo. Il povero Mastro Geppetto, per esempio, non riesce più a trovare legna per assemblare il suo burattino: ora Pinocchio è un robottino di latta e pezzi di lamiera.
Riflettere sui cambiamenti climatici al giorno d’oggi è fondamentale. Non possiamo più sottrarci dalla consapevolezza di quello che sta succedendo al pianeta Terra, e dalla necessità di intervenire. Il movimento Fridays For Future, nato da Greta Thunberg ed esteso a ragazzi e ragazze in età scolare, dimostra che le persone più giovani hanno abbracciato questa filosofia di vita, e stanno intervenendo in prima linea per arginare i danni.
Per questo Quello che c’era una volta è un libro che parla ai più giovani. Ma anche chi è più grande può riscoprire le fiabe con questa nuova lettura dolceamara, che intreccia ironia e catastrofe. Tutto sommato, il libro si rivolge a chiunque abbia a cuore le sorti del nostro pianeta. Alla fine di ogni capitolo, preziose tavole infografiche completano il discorso con dati e statistiche che mettono nero su bianco la questione. E se vogliamo saperne ancora di più, alla fine del testo compare anche un’utile sitografia di riferimento. La parte scientifica è curata da Francesco Martinelli, autore presso “National Geographic” e “Il Tascabile” .
I dati parlano chiaro, si esce dalla favola e si entra nella realtà. In questo mondo sospeso tra finzione e attualità, che solletica e stravolge il nostro immaginario, tutto questo diventa drammaticamente vicino. Così Studio Rebigo prova a rispondere con ironia alla temuta domanda: dove andremo a finire?
Studio Rebigo si occupa dal 2015 di illustrazione, fumetto e progettazione grafica. Attualmente è composto da Alessandro Parodi, Arianna Zuppello, Luca Tagliafico, Ste Tirasso, Matteo Baldrighi, Silvia Venturi, Matteo Anselmo. Con Quello che c’era una volta, lo Studio punta sul crowdfunding, per una autoproduzione sostenibile e solidale. La sua realizzazione, infatti, parte da una campagna di crowdfunding attiva dall’8 settembre su Produzioni dal Basso. Un libro del genere non poteva che essere sensibile al discorso della produzione sostenibile. Non a caso, la tipografia scelta (KC) è la prima certificata Eco-print in Europa, nel rispetto di principi per un basso impatto ambientale. Così come la rilegatura, affidata al progetto Il cielo in una stampa, sviluppato all’interno del carcere di Genova Pontedecimo, ideato per reintrodurre le persone detenute nel mondo del lavoro.
Al finanziamento del progetto su Produzioni dal Basso, corrispondono delle straordinarie ricompense, grazie all’alleanza di Studio Rebigo con alcuni partner come 3BEE, Goji Design e VAIA. Per gli aggiornamenti sulla campagna in tempo reale e tutte le informazioni, basta seguire @studiorebigo su Instagram.
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