Categorie: Libri ed editoria

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di - 12 Settembre 2018
Cesare Maria Casati, agitatore culturale, fondatore della rivista “l’Arca” nel 1986, all’alba della stagione postmodernista con il supporto degli amici Aldo Castellano e Maurizio Vitta (oggi “l’Arca International”, edita da MODO nel Principato di Monaco), dopo cinquantasette anni di attività editoriale, esce con un catalogo–libro a copertina rigida, a sfondo nero opaco, da collezionare. “Studio Da” documenta i progetti sino ad ora realizzati prima con l’aiuto di due amici Enzo Hybsch e Emanuele Ponzio, e negli ultimi anni con il figlio Matteo, insostituibile propulsore creativo che dirige questo “pensatoio” di innovazioni possibili, dove la cultura del progetto è di casa.
L’epopea di Casati inizia nei turbolenti anni ‘60, quando Giò Ponti, maestro e amico/padre, lo chiama a collaborare con la rivista “Domus” sino al 1979, considerata la “bibbia” dei progettisti di ieri e di oggi. Inutile dirlo, un’esperienza irripetibile che ha dato l’opportunità al giovane Casati, allora carico di aspettative e volontà di ri-progettare il mondo, di partecipare a concorsi e seminare importanti contatti e confronti internazionali. Casati, noto cultore appassionato del progetto utile, poetico e significativo, dagli esordi coniuga senza banalizzare architettura e design, ambiente, contesto ed emozione. Come lo si scopre sfogliando le immagini di questo elegante ma non fazioso catalogo–archivio fotografico delle sue esperienze che racconta le evoluzioni delle forme della creatività italiana attraverso i progetti dello “Studio Da”, soggetti alle “oscillazioni” del gusto, del costume dal 1960 al nuovo millennio. Per Casati lo spazio urbano, gli ambienti interni pubblici e privati rappresentano la più sincera espressione della cultura progettuale, con il mobilio e gli oggetti d’arredo che rivelano lo spirito di un’epoca.
Cesare Maria Casati
Così le sue sedie, tavoli, lampade, divani, poltrone e altri elementi d’arredo d’interni insieme a progetti di quartieri residenziali, importanti edifici, necessitano di continui sistematici aggiornamenti in funzione del contesto sociale e culturale in cui si originano, dove la tecnologia e i valori espressivi danno forma al nuovo modo di abitare spazi domestici e urbani, ponendo al centro della progettazione le necessità dell’uomo. L’utile diventa bello in base all’uso che se ne deve fare e quali materiali, forme e colori sono determinanti per valorizzare il sex appeal di un oggetto o di un ambiente. Sfogliando il catalogo spiccano le forme fluide, arrotondate, curvilinee, spaziali e insieme razionali degli anni’60 che strizzano l’occhio allo Spazialismo di Lucio Fontana e alla Pop art americana, che ha segnato l’introduzione nelle arti visive dei linguaggi della comunicazione di massa e dei codici della pubblicità, e rinnovato l’arredo con prodotti tendenti al coinvolgimento emotivo dell’utente. Come dimostrano le lampade “pop” a forma di pillola colorate (bianco, verde, rosso, blu, giallo), da collegare all’avvento nella società dei consumi della pillola anticoncezionale: l’arma della liberazione sessuale, che ha radicalmente mutato i nostri comportamenti relazionali.
I progetti di questi anni sono contrassegnati da colori vivaci e dalla ricerca di materiali plastici innovativi, come la gomma siliconata, metacrilici trasparenti, poliuretano espanso e altri che hanno dato forma a una bellezza più “democratica”, dal design accattivante, utile, in cui si rispecchiamo nuovi consumi e costumi sociali.
Sono una chicca di composizione grafica e di contenuti anche “politici”, la sequenza di copertine di “Domus” dal 1965 al 1978, negli anni al volgere della crisi sociale (1967-1978), quando nell’architettura e nell’Arte povera si affaccia la complessa problematica ecologico-ambientale e in seguito la crisi petrolifera.
Cesare Maria Casati, L’Arca
I progetti della decade 1970-1980 all’insegna della contestazione, dell’impegno sociale e della plastica, si rispecchiano in progetti dello “Studio Da” con soluzioni plurime che sfuggono a un processo lineare ma, che ebbero tuttavia il merito di liberare le forme da schemi prestabiliti. Prevale la tendenza di ridurre al minimo i componenti e i materiali necessari, attraverso un design dinamico, funzionalista, come emblematicamente dimostra l’allestimento della mostra “1928-1978 cinquanta anni di Domus” alle Stelline di Milano, realizzata in collaborazione con Ugo la Pietra. Seduce anche lo Stand “Flipper” ideato per Fiat Torino d’impatto grafico comunicativo, dall’essenzialità formale che sintetizza rigore e poetica del metodo progettuale dello studio di Casati. È contemporanea la cupola prefabbricata di 25 cm di diametro per Ponteur, Curno-Bergamo, una rivisitazione originale del Cenotafio di Isaac Newton di Etienne Louis Boullée (1728-1799) e altri progetti carichi di valori simbolici e di segni espressivi, a favore di una sematizzazione più ampia delle forme in cui l’utile è bello e poetico.
Cesare Maria Casati
Negli anni’80, un decennio deflagrante in cui si chiudono le categorie dell’utopia, futuro, avanguardia, sostituite dall’effimero, casualità, riflusso, edonismo, anche il concetto di tempo lineare decade a favore di più tempi. Nell’ambito di queste contraddizioni, all’insegna della contaminazione tra arte, moda e design, anche i progetti dello studio Casati si caricano di nuovi contenuti, attenzione al frammento, spiraliforme, valorizzazione di elementi teatrali, e del decor. Come si evince dalle immagini pubblicate nel catalogo, ogni singolo elemento è concepito in relazione all’ambiente, gli interni degli hotel sono pensati in relazione alle sue componenti materiali, cromatiche e tangibili, dove trasparenza e leggerezza si confrontano con il funzionalismo quasi occultato da sinuose forme e colori accesi, in cui razionalismo e decor sono pensati come una sorta di sorprendente “coup de théatre. Dagli anni ’90 i confini si estendono in rete, si configurano paesaggi artificiali-naturali, i progetti sono versatili, all’insegna del comfort, ricerca estetica, innovazione tecnologica, dalle linee aerodinamiche, fluide che definiscono una sobrietà compositiva seppure glamour, il segreto è nei dettagli e l’impaginazione grafica degli spazi. Dal 2000, il paesaggio, le isole di verde, gli alberi configurano nuovi scenari di interni e di esterni, con progetti che mettono in discussione la propria identità in relazione a un contesto, alla qualità della vita urbana che muta sempre più velocemente nell’epoca digitale, senza perdere un‘idea universale di armonia anche nelle contraddizioni formali.
Il catalogo si conclude con una antologia di alcuni illuminati editoriali pubblicati su “l’Arca” e “l’Arca International”, che invitano il lettore a ripensare le modalità della cultura del progetto in chiave globale, avanguardista. La rivista l’Arca, come quella di Noè, deve contenere l’utopia del nuovo, in cui informazioni sempre più aggiornate e la produzione industriale connotano un pensiero costruttivo, in cui vale la ricerca dell’innovazione avanzata e la forza delle idee e dei coraggiosi imprenditori che le producono.
Jacqueline Ceresoli
“Studio Da”
Cesare Maria Casati–Matteo Pietro Casati,
2018

Jacqueline Ceresoli (1965) storica e critica dell’arte con specializzazione in Archeologia Industriale. Docente universitaria, curatrice di mostre indipendente.

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