A cosa serve l’arte contemporanea? a niente, direbbe Aristotele, perché l’arte è fine e non mezzo, ed essendo il fine superiore al mezzo… ma si sa che, nell’accezione corrente, questa domanda ne sottintende un’altra: ma cosa significa? cosa rappresenta?
E’ con grande leggerezza che Angela Vettese passeggia tra queste insidiose domande proponendone altre che nascono dall’osservazione del “sistema dell’arte” contemporanea. Le mostre, i politici, i mass-media, i musei, la censura, la pubblicità, e anche la pubblicità della censura… tutte questioni apparentemente marginali e che invece, nella dovizia di esempi e citazioni, sembrano afferrare l’arte e l’artista in una maglia di vincoli e finalità extra-estetici.
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Colpendo un’opera d’arte contemporanea ci si mette contro, sì e no, tremila persone al mondo, cioè gli operatori del settore; c’è anche il rischio di fare la felicità di qualcuno, cioè del suo autore, del suo gallerista, dei suoi collezionisti e del curatore della mostra, grati di tanta pubblicità. Una convivenza cinica e parassitaria dei due sistemi? E con questa premessa, come può sostenere, alla fine, che l’arte sperimentale è antidoto all’aggressione di un apparato che si alterna tra deperibilità e moltiplicazione, che crea per produrre e produce per consumare?
Sta proprio in queste due polarità estreme il fascino del libro: nasce da domande che l’autrice ha rivolto innanzi tutto a se stessa e a tutti gli autori che, discretamente citati, hanno sorretto teoreticamente questo originale e competente percorso. Il lavoro della Vettese si propone sia agli addetti ai lavori (la bibliografia è, appunto, aggiornatissima) sia a chi voglia piacevolmente orientarsi nel panorama del presente. Il tutto è documentato anche da un ricco apparato iconografico.
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