Quando si vuole organizzare una mostra d’arte la quantità di alternative non è poi così vasta. Si può fare una personale o una collettiva, si possono esporre quadri, foto o sculture, ci si può orientare sul video o sulle installazioni. Angelo Capasso, curatore e critico d’arte romano, è riuscito ad andare oltre.
A San Benedetto del Tronto ha allestito, durante la scorsa primavera, un evento che rimescolava le idee e i confini esistenti tra l’arte e la critica d’arte. Protagonista assoluto della mostra di Capasso: Achille Bonito Oliva.
Un uomo, un marchio (ABO, appunto), un corpo, un elemento installativo o meglio performativo insediato al centro del mondo dell’arte durante gli ultimi cinque lustri. Un inventore di linguaggi, di movimenti, un domatore di artisti. Sono tutti questi gli aspetti che emergono dalla lettura di ‘A.B.O. Le arti della critica’, il libro/catalogo edito per i tipi di Skira in occasione della mostra marchigiana.
Un percorso tra poesie, saggi (imperdibili le chiacchiere tra fratelli di Rossella Bonito Oliva) e dialoghi (reali ed immaginari), tutti percorsi dalle inconfondibili parole di un riconoscibilissimo vocABOlario, guida ragionata di termini e neologismi che hanno composto l’idioma del critico salernitano. Non sono trascurati, poi, tutti quegli atteggiamenti e comportamenti che hanno caratterizzato l’attività di Bonito Oliva: come non ricordare lo strip di Achille sulla rivista Frigidaire o la figura reiterata del ‘critico narciso’ che si pone come elemento indispensabile e demiurgica del sistema dell’arte?
Il libro di Angelo Capasso si configura, concludendo, come un riuscito esperimento di meta-critica d’arte; e quando un critico di una generazione descrive le gesta di un collega della generazione precedente la scusa è ghiotta per ripercorrere interessanti periodi storici, analizzare la nascita di movimenti artistici (la Transavanguardia sopra a tutti), considerare come e cosa è cambiato negli anni.
L’utile corredo iconografico percorre l’attività di Oliva a partire dai primissimi anni durante i quali, giovanissimo, viene ritratto con gli artisti della sua generazione (Kounellis, Cucchi, Chia) che oggi sono i grandi maestri dell’arte contemporanea. Innumerevoli, inoltre, le immagini di opere che questi stessi artisti hanno dedicato direttamente ad ABO, tra il serio ed il faceto, of course.
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