Riveder le stelle, meravigliarsi ancora sotto una cupola. Gli archetipi della rappresentazione del cosmo ritornano intatti nel Planetario di Milano, teatro ideale per la presentazione di un libro che ha posto come tema centrale la meraviglia.
Sembrerebbe però a prima vista un ossimoro questo accostamento del mistero e del meraviglioso a una metropoli percepita da tutti, oggi, come il luogo dell’efficienza e del pragmatismo.
Piace quindi ritrovare, nel passato e nel presente, i segni della meraviglia che non si sa se stiano più nella cosa o nello sguardo di chi li cerca. E’ Paola Livi infatti a ricondurci all’etimologia della parola, derivante dal verbo latino miror che porta in sé due significati: “L’uno si riferisce allo stupore di fronte a cosa straordinaria, bella o brutta che sia, l’altro parla invece di una disposizione dell’animo a chiedersi con meraviglia, a essere curioso di sapere“
Trentotto capitoli ci conducono per frammenti a ridisegnare una mappa del meraviglioso nella città che ci porta a capovolgere le consolidate gerarchie del turista. Cosa possiamo ammirare nel Duomo di Milano? Secondo Umberto Eco le reliquie conservate in teche preziose nel Tesoro, e non è il solo a invitarci a ridiscendere nei sottosuoli, come la cripta di Sant’Ambrogio o, virtualmente, nella grotta dipinta da Leonardo “La vergine della Rocce” conservata al Louvre ma dal passato ancora oscuro.
Non manca la ricostruzione di quel luogo deputato della meraviglia che era la Wunderkammer di Manfredo Settala e la visita alle raccolte librarie del Museo di Scienze naturali dove nei libri di Athanasius Kircher si racconta di un pesce cinese che d’inverno abita i mari mentre in primavera si trasforma in uccello. Ignoranza? Sì, anche, ma ancor di più il bisogno di costruirsi realtà parallele e, se Milano non possiede i fantasmi di Londra, le streghe di Torino e i labirinti di Napoli, poco male. Il Meraviglioso si può costruire: come in Martin Mystère e il fantasma di Giuseppe Meda, e ancor di più con i sogni e misteri milanesi di Buzzati ambientati in una strada esattamente inventata: “In via Saterna nella città vecchia esiste una villa con grande giardino da moltissimi anni apparentemente abbandonata…è una strada dove di notte nessuno ama passare. Si dice che si incontrino certi tipi! Strano, direi, in un posto così centrale!…“
Cosa è tutto questo se non una biblioteca magica come quella dipinta da Usellini, “un paese delle meraviglie fatto di persone e cose reali tanto quanto improbabili“?
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Si, decisamente interessante.
Anche se, per quel che mi pare di capire, credo che alla Signora Paola Livi sfugga il fatto che anche Milano, invece, ha i suoi misteri, leggendari e non.
Ma non posso dire nulla finchè non avrò letto il libro.
Spero solo che il libro sia all'altezza di questo articolo molto carino.
Ciao, Biz.