Enzo Mari, noto designer, ha presenziato alla prima del suo libro al fianco di Gillo Dorfles, Aldo Colonnetti e Giuliano Molineri.
Dorfles sostiene che il saggio è di portata eccezionale se si pensa che sono stati scritti moltissimi libri sul design da critici, storici, mentre è un avvenimento assai raro che un designer che parli di design senza citare il proprio lavoro.
Molti argomenti interessanti vengono trattati da Mari – come il delicato e mai chiarito rapporto fra design ed artigianato. Fa il punto sulla condizione attuale del design assoggettato alla società del welfare, del potere di acquisto. Parla della forma giusta e del superfluo, del cosa deve saper fare il buon designer, parla contro la presunzione di chi pensa di sapere, contro l’immodestia di certo design –osservando la sua figura pare che egli possa rappresentare in pieno l’immagine della modestia che è solo dei grandi maestri, di chi veramente conosce la verità. Parla della mano dalla quale “dipende tutta la nostra capacità di fare, costruire, progettare” (p.130).
Con questo libro vuole offrire al lettore la possibilità di fare alcune riflessioni sul design e non v’è dubbio che la sua lettura porterà ad avere degli scossoni.
I capitoli sono strutturati in modo tale per cui si può fare una lettura sul design a largo raggio, a partire proprio dal concetto di bisogno, che è il presupposto al progetto. C’è un capitolo dedicato ai giovani che vogliono intraprendere la carriera del designer ai quali fornisce una serie di riflessioni per guidarli nelle scelte giuste da fare. Il primo concetto che emerge con forza è l’importanza della conoscenza nel percorso formativo. Come? Andando a vedere la lezione dei grandi maestri…
Sarebbe molto interessante proseguire in questo discorso, come del resto si potrebbe imbastire un bell’argomentare sul design, ma non è questa la sede, inoltre non si vuole pacare la curiosità di andare a scovare quali suggerimenti possono essere tratti dalla lettura di questo importante saggio. Si dice che per molti sarà difficile da digerire…forse perché Mari mette di fronte alla verità.
Michela Cavagna
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