Per celebrare il centenario di Angelo Costa, la nipote Anna Orlando, giovane storico dell’arte genovese, coordina questo interessante volume collettivo che raccoglie molti dei più noti e brillanti studiosi della città ed alcune autorevoli voci “forestiere” (bastino i nomi di Mina Gregori e Pierre Rosenberg).
Fulcro del libro è la sezione centrale curata direttamente dalla Orlando e dedicata alla figura dell’imprenditore, alla sua imponente raccolta d’arte, di parte della quale si tenta qui una prima schedatura scientifica, ed al ruolo che ha ricoperto nel far indirizzare i genovesi (e non solo) ad acquistare soprattutto opere di autori locali, mettendone nella giusta luce la qualità ed il valore.
Attorno a questo nucleo, però, l’aspetto più interessante e innovativo dell’opera (che Mina Gregori ha definito “un modello per molte città italiane”) è la costruzione di un quadro d’insieme del mercato dell’arte e del mondo del collezionismo genovese dalla fine dell’Ottocento agli anni Settanta del secolo successivo; quadro che viene definito attraverso efficaci ritratti dei protagonisti e delle loro vicende, si tratti di mercanti e antiquari, di collezionisti spinti dalle più diverse motivazioni culturali e sociali (il prestigio personale, l’emulazione della straordinaria tradizione collezionistica cittadina, l’investimento economico o il desiderio di acquistare per poi donare alla città), o di critici, studiosi e funzionari della Soprintendenza che hanno gravitato attorno a questo mondo (si veda vivacissimo il profilo di Caterina Marcenaro delineato da Clario Di Fabio).
Per scoprire questo panorama in gran parte segreto, per “fare uscire i genovesi dal guscio”, come argutamente nota nell’introduzione la Orlando, non si fa uso soltanto di inventari e documenti commerciali, ma soprattutto delle fonti orali, del ricordo di chi ha vissuto quegli anni, dei ricchi epistolari (particolarmente efficace il contributo di Maria Flora Giubilei sui fratelli Frugone).
Non manca poi una ricca sezione dedicata al ruolo di collezionisti e collezioni nella riscoperta e nella esatta valutazione scientifica della pittura genovese; e due contributi di squisito interesse metodologico, dedicati agli archivi fotografici pubblici quale strumento per lo studio di collezioni disperse (A.Gesino) e ad una prima esplorazione dei cataloghi di vendita genovesi pervenuti (R.Besta).
Raffaella Cecconi
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