Categorie: Libri ed editoria

Storia personale dell’arte a Bari, dal 1960 al 1980, nei Diari di Pietro Marino

di - 21 Ottobre 2021

Esistono libri il cui successo è ben delineato ancor prima della loro uscita. Questo accade quando ad affrontare un argomento capace di interessare o riguardare molti è un autore non solo di fama ma anche di sicura attendibilità. Se a questo si aggiunge poi una casa editrice di levatura nazionale, il gioco è fatto. Mi riferisco non a un best seller da milioni di copie ma a un libro più contenuto nel pubblico di lettori, riguardante le arti visive contemporanee, per di più di una circoscritta area territoriale qual è la Terra di Bari. Ma proprio in questo ambito tematico e territoriale, l’uno sovrapposto all’altro, è un libro certamente destinato a essere letto o, meglio, consultato e studiato da molti. È “Diari dell’Arte Levante – Bari 1960-1980”, appena pubblicato da Gangemi Editore di Roma e l’autore è Pietro Marino (Bari, 1931), non un critico pugliese ma “il critico pugliese”, tra i protagonisti della storia regionale (e non solo) dell’ultimo secolo.

È stato segretario del Maggio di Bari, premio di caratura nazionale svoltosi in città tra il 1951 e il 1966, ha insegnato nelle Accademie di Belle Arti di Lecce e Bari, è stato il critico di riferimento della Gazzetta del Mezzogiorno, fino alla sospensione avvenuta tre mesi fa, ha curato decine di mostre e scritto altrettanti testi critici, le une e gli altri destinati a fare scuola, ha frequentato artisti pugliesi e non, rivelandosi critico militante ante litteram. Con un vissuto (e un curriculum) come il suo di certo non si può dire che alla sua ricostruzione storico-critica manchi l’attendibilità. E tanto meno si può dire che non sia accattivante. Quanti erano abituati a leggere i suoi testi sulla Gazzetta (oggi trasformatisi in lunghi post su Facebook) sanno che la scrittura certo non gli difetta. Accattivante, confidenziale, ironico, sottile e non di rado pungente, il suo modo di scrivere è di quelli che fanno venir voglia di proseguire nella lettura, giù fino all’ultimo punto.

Il libro è un viaggio personale all’interno di 20 fervidi anni di storia culturale e artistica barese. La localizzazione geografica tuttavia non deve far pensare a una dimensione provinciale, tutt’altro. Bari era in quei fortunati anni una città in fermento, spinta da una buona crescita industriale e da un eccitante clima culturale, sospeso tra internazionalità e territorialismo (da non confondere con provincialismo). Un racconto in prima persona che parte dal 1970, anno di nascita dell’Accademia barese, per andare a ritroso sino ai primi anni Sessanta e quindi procedere in avanti sino alla vigilia degli anni Ottanta. Molti fatti narrati: le ultime edizioni del Maggio di Bari, i primi anni di ExpoArte, le prime grandi mostre e collezioni internazionali, la cancellata di Capogrossi per la Facoltà di Giurisprudenza, la nascita di gallerie d’avanguardia come la Metopa, il Centro Sei, la galleria Bonomo; le vicende esemplari di grandi artisti come Pino Pascali, Vettor Pisani, Jannis Kounellis intrecciate a quelle dei protagonisti delle vicende locali (circa 400 i nomi fatti).

«Una confessione pubblica», l’ha definita l’autore, una storia in cui s’intrecciano molte altre storie. Tra queste anche quella dell’autore, autentica spina dorsale della narrazione, il fil rouge che le unisce tutte, in un continuo scambio tra dimensione individuale e dimensione collettiva. Il volume, anche grazie a un ampio corredo di foto d’epoca, consente di guardare a quel glorioso passato con gli occhi di chi lo ha vissuto in prima persona e che oggi, non a caso, ce lo riporta in forma diaristica, regalandoci la possibilità di riviverlo: un’esperienza di fatto impossibile ma proprio per questo unica.

Il libro, la cui pubblicazione è promossa dall’Accademia di Belle Arti che per anni ha visto Pietro Marino insegnare Storia dell’Arte, sarà presentato il 22 ottobre nel Teatro Kursaal Santalucia di Bari. Durante la presentazione l’autore dialogherà con Giandomenico Amendola, già ordinario di Sociologia Urbana presso l’Università di Firenze, Christine Farese Sperken, già docente di Storia dell’Arte Contemporanea presso l’Università degli Studi di Bari, Oscar Iarussi, giornalista della Gazzetta del Mezzogiorno e critico cinematografico. L’incontro, moderato da Santa Nastro, sarà introdotto dal presidente dell’Accademia Ennio Triggiani e dal direttore Giancarlo Chielli.

Nato a Terlizzi nel 1980, è giornalista, critico d’arte e curatore indipendente. Dopo la laurea in Conservazione dei Beni Culturali presso l'Università degli Studi di Lecce, si perfeziona sull'Arte del Novecento all'Università degli Studi di Bari. Già cultore della materia in Museologia presso l’Università degli Studi della Calabria e docente a contratto presso l’Accademia di Belle Arti di Vibo Valentia, ha condotto studi specialistici e curato mostre per Soprintendenze, istituzioni e musei.  

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