Un giallo nel mondo dell’arte e degli intrighi mondani di Roma eterna. Federico Zeri con Camen Iarrera avvince con coltissime tracce che sono indizi.
Una curiosità, l’unico romanzo scritto dal grande storico e critico d’arte Federico Zeri, e per giunta un giallo. Che inizia con “il botto”: l’assassinio di una critica dell’arte, un accidente che provoca un tonfo nello stantio ambiente umano di un ricevimento in un salone, augusto e délabré, con il corpo ritrovato nell’oscurità dell’attiguo buio stanzino segreto, in un palazzo romano, antico convento e ora sonnacchioso ma riservato luogo a disposizione per eventi di paludata signorilità, annesso ad una disertata parrocchiale.
Quasi si sente la polvere che il tonfo solleva dalle pareti drappeggiate, di pari passo con lo stupore guardingo delle personalità convenute, che tentano di sottrarsi al coinvolgimento. La storia prende l’abbrivio in sordina, con una lentezza misurata dal trapelare delle notizie, dal comparire dei personaggi, dalle reticenze personali, di classe e ceto, per poi avvincere con un plot che porta il lettore nella penombra sociale, negli intrighi, nei sottintesi di una Roma degli anni ’80 che ruota attorno al mondo dell’arte.
Sono gli ambienti della “nobiltà nera” decaduta, di personaggi rampanti nella società, di funzionari ligi, pigri, grigi, ma alla fine brillanti nell’indagine, in un sottobosco popolare e burocratico della città effettivamente eterna nel ripetersi delle situazioni. Federico Zeri (che è autore con Carmen Iarrera) lascia la sua traccia nelle descrizioni diabolicamente acute di questi ambienti – da cui si distaccò andando poi a vivere lontano da Roma, nella sua casa di Mentana – dove aleggia un’ironia che si attaglia alla sua conosciuta immagine cinica e sorniona col sigaro da accendere.
La stessa prosa si muove da una lenta semioscurità verso l’incalzare degli eventi e degli indizi, coinvolgendo il lettore nel giallo, ma anche negli eleganti e acuti rimandi alla storia della pittura e dell’architettura, dove Zeri introduce dettagli che fanno parte dei suoi studi e dei suoi scritti e della sua esperienza di vita professionale e mondana: riferimenti a pittori seicenteschi e a chiese e palazzi poco conosciuti al vasto pubblico, particolari del mercato dell’arte (inserendo consigli surrettizi sull’analisi dei “testi” pittorici), nessi tra gusto, arredo e autorappresentazione sociale, allusioni a personaggi quasi-reali della società e della nobiltà (il personaggio della Principessa Papazzurra, che suona come invenzione burlesca, deriva dalla deformazione di una reale casata, i Papazzurri).
Sono tutti cenni che caratterizzano personaggi e ambente, diventando indizi del giallo che invitano anche ad indagarne, a parte, la veridicità storica e artistica, sempre verificata e sornionamente proposta.
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