In questa mostra Eugenio Percossi presenta uno degli ultimi lavori inerente il binomio vita/morte. Questa volta la sua indagine è trasmessa attraverso un susseguirsi di riprese dinamiche che sfruttano un ben riconoscibile linguaggio cinematografico. Le fotografie rappresentano la vita frenetica in un viale di una grande città dove le persone corrono verso lo spettatore come in un inesorabile flusso a senso unico.
Le figure in movimento sembrano smaterializzarsi in un’altra dimensione, prima di scomparire definitivamente alle nostre spalle. Lo sbiadirsi dei colori nei soggetti in primo piano crea una intensa sospensione temporale che da un forte senso dell’ineluttabile procedere dello scorrere della vita. Il reportage visivo basterebbe ad aggiungere un nuovo tassello nello sterminato campo d’indagine che coinvolge il vuoto e l’ignoto del post-mortem; ma come il giovane artista abruzzese tiene a sottolineare “il viale non è quello di una città qualunque, si tratta Broadway”. E la scena avviene qualche tempo dopo la tragedia del crollo delle Twin Towers.
Le figure decolorate, che un alone sfuma e sottrae alla realtà , sono anime inquiete in cerca di una via di fuga dalla morte. Il vuoto di colore, il buio, le sottrae dal presente e le strappa alla propria quotidianità per farle sparire per sempre. Ecco l’ultimo significato dell’inesorabile procedere dell’artista verso Ground Zero, il luogo della morte, alla disperata ricerca di un’à ncora di salvezza. La metafora si chiude e si rispecchia in un percorso simmetrico che lo spinge in direzione opposta. Con l’illusione e la promessa di un po’ di eternità .
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