Anatomy of a murder (Anatomia di un Omicidio) di Alessandro Grimaldi (Scicli, 1973) è un progetto complesso e articolato: un viaggio attraverso l’America degli anni ’60 con i suoi miti, i suoi simboli, le sue contraddizioni e i retroscena socio-politici del periodo. Il visitatore assiste e segue le ipotesi che l’artista muove sull’indagine ufficiale illustrando la nota teoria del complotto. Primo atto di un’opera divisa in tre parti, che nasce da un racconto dello stesso artista sull’argomento, nella quale interagiscono tra loro diverse operazioni artistiche: dalla pittura su tela, alla fotografia, al video, alla letteratura. Il denominatore comune è la morte.
Grimaldi, per l’installazione realizzata alla Galleria Marconi, coinvolge lo scrittore Lucilio Santoni con un testo (Autopsia di un crimine) e l’artista Ivana Spinelli con un intervento video (Pink), e la presentazione è una vera e propria messa in scena dell’omicidio Kennedy che rappresenta ancora oggi uno dei grandi misteri insoluti del XX secolo.
L’ispirazione nell’allestimento è il primo Snuff Movie (letteralmente tirare le cuoia) della storia: il video girato da Abraham Zapruder durante l’omicidio, ripreso in diretta tv e ritrasmesso in tutto il mondo. Lo snuff rappresenta un vero è proprio filone cinematografico, video di immagini violente riprese nel mondo reale, dove le vittime possono essere ignare o consapevoli, in cui i protagonisti, per lo più donne, vengono torturati e uccisi. In questo caso, il vero il termine esatto per definire il video di Zapruder è tuttavia real movie, che differisce dallo snuff perché l’avvenimento sarebbe accaduto accidentalmente si, però sotto gli occhi di tutti. Di tutto il mondo.
L’interesse singolare che suscita il progetto, non è dato solo dal tema scelto, che certo attrae l’attenzione proprio perché fa parte della storia, o dalla scelta di traslare l’argomento attraverso una serie di tecniche artistiche, quanto più dal metodo che l’artista utilizza, che ne definisce così lo stile.
Le opere foto-pittoriche di matrice pop, dall’aspetto volutamente grafico, piatto, sono realizzate rielaborando immagini globali, cioè appartenenti a chiunque. Per questo progetto l’artista sceglie le immagini di campagne pubblicitarie di grandi corporation americane come Adidas e Nike, create da due dei più conosciuti illustratori pubblicitari contemporanei, interviene su queste con un atto di decontestualizzazione concettuale. Estrapolandole cioè dal proprio contesto, per poi inserirle nell’ambito del suo progetto, modificando così il significato originario di partenza, per attribuirne infine una nuova interpretazione. L’immagine come valore estetico e come portatrice di significato, che spostata dal suo habitat può dare il via a nuove sperimentazioni, alla ricerca di un’espressione diversa, di una nuova identità che le è propria, indipendentemente dalla sua nascita, dalla sua creazione primaria. La trasposizione come ispirazione, come evoluzione, come atto creativo per affermare l’irregolarità e la provvisorietà della produzione artistica.
solidea ruggiero
mostra visitata il 14 gennaio 2007
Ho costantemente l’esigenza di creare delle forme esterne che risuonino con la mia dimensione spirituale interiore
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