Ma Cintoli non sarà solo questo. Quando, nelle due opere
che aprono la mostra, Temporale e Maggiordomo, si contrappongono aspetti di poverismo e spazialismo,
già si insinua una certa malinconia, un sentimento che rimanda al panta rei senza rigenerazione: è l’alba di
un nuovo, inquieto percorso. La sua vena creativa, si abbandona a un’ansia
esistenziale che oscilla fra il sapore della vita e quello della morte, fra
ombra e luce, come nell’autoritratto emblema dell’evento, che lo vede con un
chiodo davanti al naso.
Così, la grande mostra pesarese racconta gli aspetti
dissonanti della poetica di questo eclettico artista, conosciuto (solo) per
aver decorato una parete del Piper di Roma. Aspetti di una sola espressione
artistica, di una fronteggiata diversità, unita da un sottile filo conduttore,
abilmente mixata dai curatori della mostra.
A terra, un Uovo lampo sigillato da una cerniera insieme
all’Uovo mummificato, con forme pesanti, ricoperte di tela incollata, sabbia e una lunga
scia di tessuto che si ripiega su se stessa. Alla parete, Uovo nuovo, un polittico con sette quadrati
di legno verniciato, con altrettante nicchie che ospitano uova di struzzo e
l’immagine di un embrione in diverse fasi. Ancora un Uovo spaziale, un dipinto in cui il guscio sembra
terra lunare.
V’è poi il tema delle corde e dei Nodi: corde attorcigliate, quelle nate
dall’ azione Annodare, cui anche il pubblico aveva partecipato a Roma nel 1969; un’azione che per l’artista
diviene carica di significato. Un uovo fatto di corde e cemento, che ha un
punteruolo di ferro sulla sommità: è Chiodo fisso, e il titolo ironico e
ambivalente è quello di una performance dove Cintoli, raggomitolato, si era
lasciato fasciare.
Un dipinto rotondo, un Nido dove uccellini implumi spalancano
la bocca in attesa del cibo, quando uno di loro è morto. Un altro nido, a
terra, è fatto di sassi: la narrazione assume un carattere di sofferenza e le
ali di un uccello senza colore diventano pesanti, in un Volo notturno dallo sfondo nero.
Cintoli muore ad appena 43 anni; un artista dimenticato,
che cambia tecniche e stile, che si cimenta in diverse performance, come Crisalide del 1972, il cui video,
integralmente proiettato in mostra, vede lo stesso Cintoli rinchiuso in un
sacco appeso con cuciture come ferite, mentre tenta di liberarsi. Il sonoro
rimanda il suo respiro e l’immagine propone il movimento dell’uomo che esce
poco a poco, come da un bozzolo: una sorta di ri-nascita e forse anche
autogenerazione. Ma le 14 tavole, con su incise frasi delle Sacre scritture,
sono immagini inquietanti dove il sangue scuro scorre sul volto dell’artista, e
sono negazione della rinascita stessa.
È come se Cintoli affidasse il suo linguaggio a un altro
da sé, un inquietante demiurgo dell’arte che individua nella morte l’ordine del
mondo.
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a cura di Daniela Ferraria e Ludovico Pratesi
Centro Arti
Visive Pescheria
Corso XI
settembre, 184 – 61100 Pesaro (PU)
Orario: da martedì a domenica ore 10-12 e
17.30-19.30
Ingresso
libero
Catalogo
Silvana Editoriale
Info: tel. +39 0721387651; fax +39 0721387652; centroartivisive@comune.pesaro.ps.it; www.centroartivisivepescheria.it
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