Disseminate nel piccolo centro storico di Altidona le opere esposte formano un suggestivo tracciato creativo che si articola in un contesto urbano carico di sottili corrispondenze, tra le proposte degli artisti e la città, che diventa uno spazio da agire, attraversare e fruire con la propria presenza. Non si tratta di interventi site specific ma di lavori che occupano uno spazio già vitale e affascinante, anomalo rispetto alle tradizionali occasioni espositive. Seguendo il primo tratto che si snoda tra i vicoli del centro, si incontrano gli aquiloni colorati di Marcello Diotallevi:tessuti artificiali ed esplorazioni casuali in un ambiente ordinario.
Molti dei lavori si inseriscono, secondo modalità differenti nel panorama della giovane pittura d’immagine, di simulazione della rappresentazione digitale, in una ricerca che è anche attraversamento dell’immaginario mediale e che produce forme fredde, immagini a bassa definizione, sintetiche e analitiche al tempo stesso, come nei particolari epidermici di Curzia Curi, frammenti visivi di corpi, apparentemente iperrealisti immersi in una dominante cromatica rossa che ne raffredda la sensualità; le figure femminili di Elisa Gattafoni si offrono allo sguardo come immagini filtrate, lucide, stranianti, quasi fossero congelate da uno scatto fotografico, con campiture fluide e trasparenti e collocate nello spazio più interessante di tutta l’esposizione. Dagli assemblaggi di materiali tra i più disparati reperiti nell’ambiente naturale (legni e tele) di Federico Cappellini, alle composizioni dipinte e dall’effetto ligneo di Teodoro Tini dove coesisto in un’analoga dimensione poetica, aspetti materiali e immutate tecniche artigianali, fino ai fumettisti Maicol e Mirko che indagano l’aspetto ludico di un disegno quasi infantile, volutamente regressivo e vitalistico.
La trama pittorica fredda, sgranata dell’immagine digitale è ripresa da Daniele Duranti, in un intenso primo piano, un viso di bambino espressivo ed
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elvira vannini
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