1-54 Contemporary African Art Fair
Torna a Marrakech dal 5 all’8 febbraio 2026, per la sua settima edizione, 1-54 Contemporary African Art Fair, uno dei principali osservatori sull’arte africana contemporanea. Anche se all’ombra dell’attesissima prima edizione di Art Basel Qatar, la fiera mantiene una posizione strategica nel panorama internazionale contemporaneo, senza dubbio meno spettacolare, ma sempre concentrata sulla ricerca e sulla profondità delle narrazioni contemporanee. L’edizione 2026 riunisce oltre venti espositori provenienti da dodici Paesi, riservando una particolare attenzione alla scena marocchina e a nuove gallerie internazionali al debutto.
Tra quelle con sede in Marocco figurano Loft Art Gallery, MCC Gallery e La Galerie 38, che offrono una variegata lettura della produzione contemporanea locale; accanto, debuttano realtà internazionali come Ellephant (Montréal), Imvelo Art Studios (Lusaka), The Art Affair (Luanda) e The Lobster Edition (Londra/Tunisi), segnalando un ampliamento delle geografie rappresentate e un crescente interesse per le traiettorie transcontinentali del mercato. La sede centrale della fiera resta l’iconico Hotel La Mamounia, attorniato dalle diverse iniziative diffuse in la città e da un fitto programma di eventi che intreccia mercato, istituzioni e ricerca curatoriale. Il jet set artistico include figure affermate e voci emergenti, tra cui Samuel Nnorom (Nigeria), Khanyi Mawhayi (Sudafrica), Aïcha Snoussi (Tunisia), Roland Dorcély (Haiti) e Girma Berta (Etiopia). Le opere in mostra coprono media diversi – dalla pittura alla fotografia, dalla scultura alle pratiche installative – e riflettono temi ricorrenti come memoria, identità, diaspora e tensioni postcoloniali, con una particolare attenzione alle sperimentazioni materiche e alle narrazioni autobiografiche. Tra gli highlight annunciati, emergono ricerche artistiche che lavorano sul riciclo dei materiali, sulla tessitura, sull’immagine fotografica come strumenti di riscrittura storica. Una costellazione di linguaggi che restituisce un continente estremamente colorato e plurale, distante da qualsiasi posticcia visione di esso come un blocco monolitico.
Ma non finisce qui, da giovedì a domenica, in parallelo alla fiera, Marrakech si trasforma in un hub culturale a cielo aperto: la Fondation Montresso* – Jardin Rouge presenta due mostre dedicate a memoria e identità, mentre il MACAAL – Maaden Museum of African Contemporary Art propone quattro esposizioni, tra collettive e commissioni site-specific; l’Yves Saint Laurent Museum ospita tre mostre, tra cui un focus sul fotografo David Seidner, e lo spazio DaDa Marrakech accoglie il progetto immersivo Ablakassa – In Between Blues, dedicato al colore blu, cosi importante per la città nella sua sfumatura Majorelle. Inoltre, le gallerie del quartiere Gueliz, i musei cittadini e altre venue indipendenti ampliano ulteriormente l’esperienza, trasformando la settimana di 1-54 in un vero festival urbano dell’arte contemporanea, e la città rossa in una oasi della cultura.
C’è da dire però che l’atmosfera magica di Marrakech con le sue palme, i giardini storici, le architetture moderniste e i nuovi spazi culturali, fa da sfondo nel delicato e instabile quadro politico marocchino attuale da cui sono emerse aspre critiche da parte della popolazione su disuguaglianze, libertà civili, corruzione, disoccupazione giovanile e costo della vita. In filigrana, la fiera riflette e racconta di quelle complesse dinamiche e contraddizioni sociali irrisolte, pur presentandosi come uno strumento di proiezione internazionale che rafforza l’immagine di apertura del Marocco al palcoscenico globale; e nonostante l’attenzione mondiale, negli stessi giorni, sarà catturata dalla prima edizione di Art Basel Qatar (a Doha, dal 5 al 7 febbraio 2026), 1-54 Marrakech si conferma, anche quest’anno, come un osservatorio privilegiato per comprendere le trasformazioni in corso nell’arte e nella società africana contemporanea – e il modo in cui queste ridefiniscono, anno dopo anno, le coordinate del sistema internazionale.
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