Categorie: Fotografia

Fotografia Europea 2026, il programma: 200 anni tra ombre e presenze

di - 26 Febbraio 2026

Dal cavallo al galoppo fissato da Eadweard Muybridge nelle sue sequenze– immagini che promettevano di risolvere un enigma scientifico e al tempo stesso ne aprivano altri – fino ai pixel compressi della prima fotografia condivisa via cellulare, la storia della fotografia è attraversata da una tensione costante tra rivelazione e opacità. Ogni immagine sembra offrirsi come prova, documento, testimonianza, eppure conserva sempre una quota di mistero che lo sguardo vorrebbe sciogliere, senza riuscirci mai del tutto. La frizione tra ciò che appare e ciò che resta solo accennato sembra generare una sorta di energia che spinge il medium attraverso le epoche e le tecnologie: la fotografia non esaurisce il reale, piuttosto lo sospende in una dimensione che chiede di essere interpretata, discussa e rimessa in circolo. Ed è in questo spazio di ambivalenza si colloca la 21ma edizione di Fotografia Europea, che si terrà a Reggio Emilia, dal 30 aprile al 14 giugno 2026, e sceglie come titolo Fantasmi del quotidiano, invitando a interrogarci non solo sull’immediato che si restituisce alla vista ma anche su ciò che nelle immagini persiste come traccia, eco, presenza latente.

Il festival, promosso e organizzato dalla Fondazione Palazzo Magnani e dal Comune di Reggio Emilia con il contributo della Regione Emilia-Romagna, è stato presentato oggi in conferenza stampa, delineando un’edizione che intreccia fotografia contemporanea e riflessione storica nell’anno del bicentenario della nascita del medium.

Collotipo da Eadweard Muybridge raffigurante una donna che cammina con un tutore dorsale, 1887 / Collotype after Eadweard Muybridge depicting a woman walking with a back brace, 1887

Il 2026 segna infatti i 200 anni dalla realizzazione della prima fotografia attribuita a Joseph Nicéphore Niépce. Un anniversario che diventa occasione per interrogare non solo la storia del linguaggio fotografico ma anche le sue zone d’ombra. Come ha dichiarato Gessica Allegni, Assessore alla Cultura della Regione Emilia-Romagna, «Scegliere i “fantasmi del quotidiano” come tema in questo anniversario è un gesto culturale preciso: un invito a interrogarsi non solo su ciò che la fotografia ha saputo catturare, ma anche su tutto ciò che ha lasciato nell’ombra, sui silenzi e sulle assenze che ogni immagine porta con sé».

Prima immagine condivisa con un cellulare. In foto la neonata Sophie, figlia dell’informatico Philippe Kahn, inviata l’11 giugno 1997 da un ospedale di Santa Cruz, California. Kahn utilizzò un prototipo rudimentale composto da una fotocamera digitale collegata a un telefono Motorola StarTAC

Come ha ricordato Maurizio Corradini, Presidente della Fondazione Palazzo Magnani, «Quindici mostre, nuovi spazi espositivi e una riflessione approfondita sulle molteplici forme di “fantasmi” che si annidano nel nostro incedere quotidiano, costituiscono il cuore di un’edizione capace di interpretare con lucidità le tensioni del presente».

Mohamed Hassan, Our Hidden Room, untitled, Alexandria Egypt, 2023 © Mohamed Hassan

Il tema curatoriale, affidato ad Arianna Catania, Tim Clark, Luce Lebart e Walter Guadagnini, assume i “fantasmi” come metafora delle tensioni che attraversano il presente: memorie irrisolte, traumi collettivi, trasformazioni tecnologiche, identità in costruzione. «La nostra è un’epoca di infestata di fantasmi, carica di questioni passate irrisolte», hanno sottolineato i curatori, evidenziando come la fotografia contemporanea lavori spesso con tracce, spazi vuoti, stratificazioni e materiali d’archivio per rendere visibile ciò che resiste all’oblio.

Tania Franco Klein, Subject Studies: CHAPTER I, Courtesy Tania Franco Klein

Tra i luoghi chiave del festival saranno, come di consueto, i Chiostri di San Pietro, che ospiteranno il nucleo principale delle mostre curate da Clark e Lebart. Qui si susseguono progetti che affrontano il quotidiano come territorio attraversato da presenze latenti. Felipe Romero Beltrán, con Bravo, esplora le storie di migrazione lungo il Rio Bravo, trasformando il confine tra Messico e Stati Uniti in simbolo di attesa sospesa. Mohamed Hassan intreccia memoria familiare e identità in Our Hidden Room, mentre Salvatore Vitale in Automated Refusal analizza le condizioni della gig economy e la sorveglianza algoritmica.

Ola Rindal, Stains and Ashes, Stains and Ashes #75, 2025, Archival pigment print © Ola Rindal

La natura come spazio di sedimentazione di storie e miti emerge in Le Jardin d’Hannibal di Marine Lanier, dedicato al Giardino del Lautaret, mentre Ola Rindal, con Stains and Ashes, concentra l’attenzione su crepe e imperfezioni del quotidiano che fluiscono in immagini astratte ed evocanti la fragilità della memoria. Tania Franco Klein e Giulia Vanelli riflettono rispettivamente sulla costruzione dell’identità e sul rapporto tra velocità e oblio, mentre Frédéric D. Oberland propone un’esperienza sinestetica tra immagine e suono.

La committenza 2026 è affidata a Simona Ghizzoni, che con Milk Wood sviluppa un progetto partecipativo centrato sulla figura femminile come deposito di memoria e immaginazione. Completa il percorso ai Chiostri Keep the Fire Burning, a cura di Francesco Colombelli con il Centro diurno AÏDA, che indaga la persistenza di miti e credenze nel presente.

Découvrez votre nouvelle apparenxe en 3D, Lebanon – Switzerland, 2023, © Zoé Aubry, courtesy of the artist

A Palazzo da Mosto, la mostra collettiva Ghostland, curata da Arianna Catania, affronta invece la dimensione ipermediata della contemporaneità: lo schermo come ambiente culturale che modella percezioni e comportamenti. I lavori di Alisa Martynova, Zoé Aubry, Mykola Ridnyi, Vaste Programme, Visvaldas Morkevicius, Indrė Šerpytytė, Sara Bezovšek e Carolyn Drake riflettono su guerra, crisi climatica, sorveglianza e identità digitali. Nello stesso edificio trovano spazio anche i progetti selezionati tramite open call tra oltre 700 candidature.

Vaste Programme, Senza Titolo, 2025, Courtesy Vaste Programme

Novità di questa edizione è l’apertura di Palazzo Scaruffi, che ospita la grande rassegna 200×200. Due secoli di fotografia e società, curata da Walter Guadagnini. Un percorso attraverso capolavori e immagini anonime, apparecchi storici, riviste e filmati, per raccontare come la fotografia abbia contribuito a plasmare l’immaginario moderno. «La mostra a Palazzo Scaruffi vuole mettere in luce come fotografia e fotografi – noti e meno noti – abbiano plasmato società e immaginario del XIX e del XX secolo», hanno commentato i curatori.

Elena Bellantoni, C’era una voglia di ballare che faceva luce 2023, courtesy dell’artista

Alla Chiesa dei Santi Carlo e Agata è ospitato Ghostwriter di Elena Bellantoni, progetto che riflette sulla narrazione storica dal punto di vista femminile, mentre Palazzo dei Musei presenta Luigi Ghirri. A Series of Dreams, esplorando il rapporto tra immagine e suono. Nello stesso spazio torna Giovane Fotografia Italiana – Premio Luigi Ghirri, dedicato agli under 35, e la Collezione Maramotti propone la prima personale italiana di Ndayé Kouagou.

Accanto al programma espositivo, Fotografia Europea 2026 conferma un articolato calendario di incontri, concerti, seminari e attività educative, oltre al tradizionale Circuito OFF che diffonde mostre in tutta la città, trasformando negozi, cortili e abitazioni private in spazi espositivi.

Kai-Uwe Schulte-Bunert, Untitled #2, Reggio Emilia, 2026

In un anno simbolico per la storia della fotografia, il festival sceglie dunque di interrogare ciò che nelle immagini resta sospeso: presenze, assenze, tracce che continuano a influenzare il nostro modo di vedere e di raccontare il mondo.

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