Art Basel Qatar 2026. Courtesy of Art Basel
È la grande novità del mercato dell’arte internazionale e ha appena aperto i battenti: il colosso Art Basel Qatar inaugura la primissima edizione a Doha, nel pieno del Golfo. Adesso è aperta soltanto a collezionisti vip e addetti ai lavori – la collaudata preview esclusiva, con tanto di performance coreografata di oltre 700 droni nel cielo notturno a dare il benvenuto ai collectors internazionali – l’apertura al pubblico è in calendario dal 5 al 7 febbraio. Quindi, le coordinate: 87 espositori internazionali, 84 artisti (più della metà dei quali provenienti dalla regione MENASA, in un’ottica glocal – altrettanto collaudata) tutti sparpagliati tra M7 e il Doha Design District. Ma dimenticatevi i soliti stand: per il gran debutto, Vincenzo de Bellis, Chief Artistic Officer e Global Director of Fairs di Art Basel, e Wael Shawky, Direttore Artistico, hanno optato per una kermesse più aperta, curata, strutturata attorno alle presentazioni di artisti solisti piuttosto che al tradizionale modello di booth. «Con Art Basel Qatar», spiega Vincenzo De Bellis, «abbiamo voluto ripensare il modo in cui una fiera d’arte viene strutturata e vissuta. Il formato multi-sede di Msheireb e la decisione di lavorare esclusivamente con presentazioni di artisti solisti creano un ritmo più lento e ponderato, che privilegia l’attenzione, il contesto e il ritorno rispetto alla velocità e all’accumulo. Questo approccio riflette il modo in cui crediamo che le fiere d’arte possano evolversi: come piattaforme che rimangono commerciali, ma offrono anche un coinvolgimento più profondo e duraturo con la pratica artistica». Il tema portante di tutti gli stand, di tutte le solo presentation è Becoming, il divenire.
Cade nei festeggiamenti per i 55 anni di storia di Art Basel, la nuova fiera del Qatar; e risponde al lungo investimento del Qatar nella cultura, in collaborazione con Qatar Sports Investments (QSI) e QC+, creando una piattaforma che collega la produzione artistica della regione con la rete globale di Art Basel – leggi: crescita, scambio culturale, nuovi ecosistemi in divenire, come da tema della prima edizione. «Ciò che mi ha interessato di questo ruolo», dichiara il direttore artistico Wael Shawky, «è stata la possibilità di una fiera d’arte che non separasse il mercato dalla formazione, ma li considerasse parte dello stesso ecosistema. Il formato aperto di Art Basel Qatar consente agli artisti di presentare pensieri completi piuttosto che frammenti e invita il pubblico a entrare in contatto con l’opera. In questo senso, la fiera non è solo un luogo in cui acquistare opere d’arte, ma una piattaforma culturale in grado di generare conoscenza, dialogo e opportunità a lungo termine per gli artisti».
Al centro dei riflettori, i grandi nomi blue-chip internazionali e gli artisti della regione MENASA (Medio Oriente, Nord Africa e Asia meridionale). C’è Ali Cherri da Almine Rech (Parigi), le sue opere interrogano il significato di “diventare animale”: attingendo alla filosofia, l’artista intreccia mito, scultura e simbolismo per mettere in discussione il modo in cui percepiamo noi stessi in relazione al mondo animale. Anthony Meier e Waddington Custot (Mill Valley, California, e Dubai) presentano una mostra personale congiunta dedicata a Etel Adnan (1925–2021), tra paesaggio, memoria, sradicamento e profonda connessione spirituale con il luogo. La galleria Athr Gallery (Gedda) mette in scena il continuo dialogo di Ahmed Mater con la Mecca attraverso una ricognizione fotografica che rivela una città in espansione, simile a un organismo vivente, su un territorio in costante trasformazione. Becoming, ovunque ricorre il tema principale. Galerie Chantal Crousel (Parigi) espone nove opere di Mona Hatoum, incluse due nuove produzioni del 2025. Ancora Mendes Wood DM, Mennour, Lisson Gallery, Gladstone Gallery, David Kordansky Gallery, White Cube, Luxembourg+Co.
The Third Line (Dubai) presenta in anteprima HiLux (2025) di Sophia Al-Maria, utilizzando il Toyota Hilux come punto d’ingresso nelle storie del Golfo legate ai combustibili fossili, alla mascolinità, alla mobilità e al mito. Le opere reinventano il veicolo come luogo di resilienza, memoria e autonomia, offrendo una meditazione visiva e sonora su ciò che resiste nel mezzo del collasso. David Zwirner (New York) debutta a Doha con quattro importanti dipinti della serie Against the Wall (2009–2010) di Marlene Dumas. Gypsum Gallery (Il Cairo) presenta il lavoro in corso di Mohamed Monaiseer, I, Pet Lion, con i suoi tessuti ricamati e dipinti, ispirati all’araldica, alle bandiere e ai giochi strategici per bambini, che tracciano il modo in cui i simboli del conflitto penetrano la cultura visiva quotidiana. A proposito di giganti: Hauser & Wirth porta le opere di Philip Guston (1913–1980) che ripercorrono il suo passaggio dall’astrazione degli anni Sessanta alla figurazione degli anni Settanta. E Pace Gallery punta su Elephant Necklace Circle (2016) di Lynda Benglis, una serie di trentasette sculture ceramiche modellate a mano che catturano il gesto che diventa oggetto.
Presenti anche diversi nomi italiani tra le galleries di Art Basel Qatar. Come Lia Rumma Gallery, che porta nel Golfo un nuovo corpus di opere di Shirin Neshat intitolato Do U Dare! (2025). Combinando una potente installazione video e incisive opere fotografiche, l’artista interroga la mercificazione dell’identità, l’ascesa dell’autoritarismo e la fragile linea di confine tra il sé e lo spettacolo. MASSIMODECARLO risponde all’appello con un solo show dedicato all’artista sino-canadese Matthew Wong, riunendo un gruppo mirato di opere realizzate dall’artista – scomparso prematuramente – durante l’ultimo anno di vita, tra oli su tela e opere su carta. Dipinti come Lettera a Soutine, Il sentiero dell’eremita e Il lungo addio rivelano il profondo impegno di Wong per la pittura moderna – da Vincent van Gogh e Chaim Soutine a Édouard Vuillard e Frank Auerbach – dando vita a paesaggi silenziosi che appaiono familiari, ma slegati da qualsiasi luogo fisso.
Cardi Gallery espone un’installazione di grande formato di Jannis Kounellis: originariamente concepita nel 2003 come opera site-specific, Senza titolo presenta una sequenza verticale di bilance sospese che sorreggono fragili assemblaggi di oggetti, evocando concetti come equilibrio, caso e presenza materiale evocano storie di movimento, commercio e scambio culturale, in un continuo gioco tra frammentazione e la giustapposizione. Da Galleria Continua, una solo presentation di Pascale Marthine Tayou; da Tornabuoni Art un’indagine sulla pratica tessile di Alighiero Boetti, frutto della sua collaborazione durata tutta la vita con artigiani afghani; da Galleria Lorcan O’Neill una presentazione dei lavori di Rachel Whiteread. E ovviamente i giganti con sede in Italia, inclusi Gagosian (Roma), Hauser & Wirth (a Palermo!), Thaddaeus Ropac (da poco a Milano).
Ma a segnare il momento decisivo per il lancio di Art Basel Qatar è senza dubbio il programma Special Projects, curato dal Direttore Artistico Wael Shawky in stretta collaborazione con Vincenzo de Bellis. Il focus: un gruppo straordinario di nove voci affermate provenienti da tutta la regione MENASA, che la raccontano spaziando tra film e immagini in movimento, scultura, performance e architettura, i progetti esplorano le storie ambientali e sociali che hanno plasmato la vita contemporanea del luogo. A partire da Hassan Khan (n. 1975, vive e lavora tra Berlino e Il Cairo) che porta Little Castles and Other Songs, una suite dal vivo di sue recenti canzoni originali eseguite su un sistema digitale personalizzato, sviluppato appositamente dal designer e compositore di musica per computer Olivier Pasquet. Scritto in un periodo di turbolenza globale, il progetto incanala le condizioni materiali e il registro emotivo di un mondo instabile e in trasformazione.
O ancora Rayyane Tabet (n. 1983, Beirut, Libano), che con What Dreams May realizza un padiglione esperienziale che esplora il tema del Becoming attraverso lo spazio sospeso e trasformativo del sogno, ispirandosi al gesto semplice del riposare sotto una palma. Formata da due strutture circolari intersecate rivestite di fronde di palma naturali e artificiali, l’installazione immersiva crea un rifugio condiviso che riflette i paesaggi culturali in mutamento del Golfo e invita i visitatori a uno spazio di introspezione e presenza collettiva. Sumayya Vally (n. 1990, Sudafrica) presenta In the Assembly of Lovers, un majlis in continua trasformazione che trae ispirazione da spazi pubblici storici del mondo musulmano — dalla Grande Moschea di Córdoba alla Chiesa della Natività, dalla Grande Moschea Omari di Gaza a Martyrs’ Square a Beirut — per reimmaginare come la presenza collettiva dia forma all’architettura. Prendendo il titolo da un verso attribuito alla mistica irachena Rabia al-Adawiyya, che ci invita a ricostruire attraverso lo stare insieme, l’installazione cambia configurazione nel corso della fiera per ospitare incontri e conversazioni, diventando un monumento vivente a come ci riunivamo un tempo e a come potremmo tornare a farlo. Altri nomi della sezione speciale: Abraham Cruzvillegas, Bruce Nauman, Khalil Rabah Nalini Malani, Nour Jaouda e Sweat Variant (Okwui Okpokwasili e Peter Born).
«Art Basel Qatar rappresenta un momento cruciale per la nostra piattaforma e per il mercato dell’arte globale», dichiara Noah Horowitz, CEO di Art Basel. «Concepita appositamente per questo luogo e sviluppata in stretta collaborazione con i nostri collaboratori qatarioti, la fiera riflette la straordinaria ambizione culturale della regione e il nostro impegno nel costruire piattaforme di risonanza sia a livello locale che globale. Collegando più profondamente la più ampia regione MENASA con l’ecosistema internazionale di Art Basel, stiamo creando nuove opportunità per artisti, gallerie e pubblico, promuovendo al contempo un modello di crescita imprenditoriale, inclusivo e costruito per il lungo termine».
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