Unlimited 2022, Liu Wei. Courtesy Art Basel
In una fiera che sembra essere tornata ai tempi pre-covid, con collezionisti sempre più interessati alla pittura e gallerie che raggiungono fatturati da capogiro, Art Basel Unlimited 2022 non è stata all’altezza delle aspettative, dopo due anni di pausa forzata. Curata da Giovanni Carmine, direttore della Kunsthalle di San Gallo, la sezione riunisce 60 progetti di opere monumentali, che quest’anno avevano molte caratteristiche comuni, legate all’atmosfera presente anche negli stand della fiera: una certa predilezione per le arti applicate, registrata anche alla Biennale di Venezia, e per una pittura figurativa di carattere narrativo, al limite con il trash.
Qui come a Venezia, fa eccezione un artista del calibro di Francis Alys con Border Barriers Typologie Cases #1 to #23 (2019-2021): una serie di 24 piccoli quadri che raffigurano diverse tipologie di reti per segnare i confini di stati in conflitto. Altrettanto poetica l’installazione di Stan Douglas Onomatopeia (1985-86), con un pianoforte che suona da solo una sonata di Beethoven, mentre su uno schermo vengono proiettate immagini in bianco e nero di telai automatici di fabbriche della fine dell’ottocento. Sempre sullo stesso filone l’opera di Martha Rosler Body Beautiful or Beauty knows no pain (1966-1972) reinterpreta gli stereotipi della bellezza femminile attraverso collage di immagini mediatiche ad uso e consumo del mondo maschile. Di grande impatto l’opera di Leonardo Drew Number 341 (2022), un’installazione costruita su un’esplosione di frammenti di legno dipinto.
Altrettanto inquietante la scultura di Anita Molinero Sans titre (Vivasse) (2022), costituita da una serie di secchi per la spazzatura in plastica, uniti insieme per dare vita ad una sorta di serpente gigantesco, assai meno rassicurante dell’opera di Liu Wei Dimension (2021), una sorta di paesaggio metafisico composto da fogli di alluminio e sfere colorate, in un gioco sottile tra vuoto e pieno. Più ironica l’installazione di Isa Gentzken Untitled (2007), composta da dodici sculture assemblate con pezzi di bambole, ombrelloni ed altri oggetti molto colorati e ludici, mentre i frammenti di poesie cantate da voci femminili che provengono da barili di petrolio protagonisti dell’installazione di Susan Philipsz Slow Fresh Fount (2021) creano un effetto distopico e disturbante.
Tra le opere più politiche figurano High Dive (2018) di Nida Sinnokrot, un minrab musulmano che sorregge un trampolino da piscina, e Bee’s Planetary Map (1998), un’installazione di Rebecca Horn realizzata nel corso della guerra dei Balcani, che oggi assume toni drammatici per la sua attualità. Ma il vero capolavoro di Unlimited è Malka Germania (2021), la videoinstallazione su tre canali di Yael Bartana, che racconta in maniera molto realistica la conquista di Berlino da parte degli ebrei, mescolando insieme le sacre scritture e l’attualità.
A sette anni dalla scomparsa, la galleria Frittelli Arte Contemporanea di Firenze restituisce la lucidità sovversiva di un artista capace…
Roberto de Pinto presenta la sua prima personale alla Galleria Francesca Minini, dal titolo Ostinato: tra pittura e collage, il…
A Bolzano, Feedback rilegge il lavoro di Franco Vaccari e le sue intuizioni visionarie sull’opera d’arte come spazio di scambio…
Dalle lacche del Vietnam alle radici post-coloniali della Sierra Leone: la Biennale di Venezia accoglie sette debutti assoluti che ridisegnano…
Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…
Celine e Jesse si incontrano sul treno, e si innamorano prima dell’alba. A distanza di trent’anni, il film cult di…