Emilio Isgrò, Vedere e non vedere (1993). Art-Rite
Art-Rite Auction House va in scena il 17 dicembre con due sessioni che celebrano i grandi nomi dell’Arte Moderna e Contemporanea. Un’accurata selezione, quella della casa d’aste, che rivela opere dallo straordinario valore storico e artistico, con una sfilata di 80 capolavori provenienti da collezioni private.
Ed eccoci dunque ad ammirare da vicino alcuni degli highlights all’incanto. Da vicino, sì, perché con un tour virtuale così dettagliato (qui) dimentichiamo per un attimo le limitazioni del periodo, indugiando senza barriere sui particolari più curiosi. Nel disegno preparatorio per Caffè greco (1976), ad esempio, traspare tutto l’amore di Renato Guttuso per i caffè letterari romani, con quell’affluenza di intellettuali, quei dibattiti senza tempo sul ruolo dell’arte e dell’artista (stima: € 30.000-50.000). Riuscite a scorgere Giorgio de Chirico seduto al tavolo sulla sinistra, assorto in chissà quale pensiero? O, ancora, Emilio Vedova, al lato opposto del locale e solitario più che mai? Realismo pittorico da una parte, arte astratto-concreta dall’altra, proprio come nell’immediato dopoguerra.
Ci imbattiamo poi nella scultura minimalista Assonometria Rossa (1967): uno tra i lavori più importanti di Rodolfo Aricò mai apparsi sul mercato (stima: € 65.000-75.000), che trova un’opera gemella nella Fondazione Guggenheim. Extra Strong (con un disordine…) del 1991, dal canto suo, consiste in una vera e propria “sovrapposizione” realizzata da Alighiero Boetti; quasi un gioco nostalgico – viene da dire – un divertissement equilibrato dove l’autore riunisce le sue esperienze artistiche, le mette in dialogo, le accumula magistralmente. Il risultato? Un’esplosione di forme, scritte e colori intrisi di una stupefacente forza espressiva (stima: € 10.000-20.000).
Anche Vedere non vedere (1993) di Emilio Isgrò si inserisce senza indugio tra i capolavori dell’incanto (stima: € 28.000-35.000). Un titolo emblematico, il suo, che rievoca con fare poetico i temi più cari all’artista: «la parola, il silenzio, l’attesa», leggiamo sul catalogo, «il messaggio evidenziato nella cancellazione, la trasformazione del negativo in positivo. Ma risulta ben più importante del titolo la frase che si legge sull’opera, “vedo questo negli occhi di amore, vedo questo negli occhi di morte”, poeticamente essenziale nella sua tragicità come ogni dicotomia che accompagna la pulsione di vita (amore in generale) e la pulsione di morte (autodistruzione)».
Chiudiamo la nostra rassegna con Ein Hakenkreuzritter (1920), uno straordinario disegno di George Grosz (stima: € 18.000-24.000). «Siamo nel 1920, nell’immediato primo dopoguerra, e un generale tedesco sconfitto nel conflitto appena terminato sveste i panni militari […] per mimetizzarsi e trasformarsi in ricco rispettabile borghese con cappotto, monocolo e cappello a cilindro. Le onorificenze e le medaglie di guerra si intravedono sotto il cappotto, ma quello che è più in evidenza è la svastica (uno dei primi, se non il primo esempio in arte di questo simbolo) sul cappello a cilindro, emblema di un costituendo Partito Nazista che rivoluzionerà la storia dei decenni successivi». Forza caricaturale, ironia grottesca, dimensione politica e sociale: c’è davvero tutto.
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