BRAFA 2026 - General view © Olivier Pirard
A BRAFA 2026 si cammina con la moquette morbida sotto i piedi, tutt’intorno è antiquariato, arte moderna, fossili, tappeti, gioielli, design. Millenni di storia racchiusi sotto il tetto del Bruxelles Expo, all’ombra dell’Atomium, dal 25 gennaio al 1° febbraio; e ai collezionisti piace perché c’è tutto – «il meglio del meglio», ripetuto come un mantra – ma rigorosamente a misura d’uomo, 147 gallerie da scoprire con calma, senza la frenesia spasmodica delle rassegne blockbuster, delle vendite urlate, della fomo da fiera. Con un dato importante sul target, all’alba della 71esima edizione: «Il nostro pubblico è sempre più giovane», dichiara Klaas Muller, Presidente della fiera. «In passato, i visitatori erano collezionisti esperti, di età superiore ai cinquant’anni, che dedicavano anni alla creazione di collezioni incentrate su una particolare area di competenza. Questo profilo esiste ancora, ma sempre più giovani appassionati varcano la nostra soglia, con gusti più eclettici. E questo d’altronde è il punto di forza di BRAFA: la sua offerta diversificata».
Così la Galerie Grusenmeyer-Woliner traccia subito la strada con Baby Jane, un cranio di Triceratopo giovanile, lo scopriva Frederick Nuss nel 1998 nel Sud Dakota e oggi cerca casa per € 750.000. Bene in linea con quella dino-mania che da un quinquennio, almeno, impazza sotto il martello delle salesroom – il record assoluto fissato dallo Stegosauro di Sotheby’s, $ 44,6 milioni nell’estate 2024. Nota a margine: nello stand della Grusenmeyer-Woliner, il fossile giurassico dialoga senza sforzo con una testa di giovane in marmo del II secolo d.C, con un poncho cerimoniale in cotone e piume della cività Nazca del 200-500 d.C, con una scultura della divinità Hariti che da Christie’s, nel 2023, finiva aggiudicata per $ 44.100. Rende bene l’idea della pluralità cross-category della fiera delle meraviglie di Bruxelles.
«Siamo molto contenti dei primi giorni di Brafa, attira sempre più collezionisti da tutta Europa», rivela a exibart la Hartford Fine Art – Lampronti Gallery. Menzione d’onore per le artiste esposte nello stand: la serie delle quattro stagioni di Rosalba Carriera (con cornici coeve, probabilmente originali), la natura morta di Fede Galizia (Cesta di frutta con prugne, fichi e due gelsomini su tavolo), il Ritratto di Gerardo Giavarini di Lavinia Fontana (la prima pittrice che raggiunse il successo finanziario e critico nell’Italia della Controriforma), Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi (solo un espediente per dipingere la scena erotica, splendidi i particolari dell’orecchino, delle trecce, del pettine tra i capelli, mentre i dettagli architettonici suggeriscono una collaborazione con altri artisti napoletani). I primi feedback dei collezionisti? «Stiamo ricevendo molto interesse per la nostra selezione di vedute e di caravaggeschi, e ci sono trattative in corso», il verdetto intermedio della galleria.
Sempre a proposito di giganti: il mercante belga Klaas Muller, nonché Presidente di BRAFA, porta in fiera un Vecchio barbuto ad opera di Peter Paul Rubens, appena riscoperto. «È uno studio, ma non un semplice esercizio», tengono a specificare dalla galleria: Rubens utilizzò questa testa per personaggi sempre diversi, dal Sant’Amandus nell’Innalzamento della Croce (nella Cattedrale di Anversa) al San Tommaso dell’Apostolado del Duque de Lerma (al Museo del Prado di Madrid), fino a Melchiorre nell’Adorazione dei Magi (ancora al Museo del Prado). Con un colpo di scena: c’è un volto femminile a emergere dalla barba folta del vecchio, ruotando il dipinto di 180 gradi. «Testimonia l’approccio giocoso di Rubens ai materiali e alla composizione». Il prezzo? Riservato. Ma a mani basse molto diverso da quando, all’asta, come anonima testa della scuola fiamminga, passava per meno di € 100.000.
«Venduto, sold!», i primi bollini rossi, sparpagliati tra i booth. Già nei giorni patinati – ma di un’eleganza composta, in pieno stile BRAFA – di preview, tra ostriche, flûte e macarons. Ovunque riscoperte, opere rare, senza vincoli di categorie, tutte scrupolosamente a prova di vetting. Vedi la Promenade à Paris di Pierre Bonnard presentato da Alexis Pentcheff, del 1911, un taglio quasi fotografico, fuori mercato dagli anni ’60; la grande cornice policroma in ceramica smaltata di Fausto Melotti dall’italiana Mearini Fine Art, commissionata da un importante collezionista lombardo; il rilievo in alabastro del XV secolo da Dei Bardi Art, già appartenuto a collezioni del calibro del Germanisches Nationalmuseum di Norimberga – la conclamata qualità museale; il cinquecentesco Vir Dolorum di Jacopo Pontormo presentato per la prima volta da Giammarco Cappuzzo Fine Art, l’attribuzione sostenuta da studi e analisi diagnostiche che mettono in relazione il drappeggio, i riccioli e le mani con opere certe dell’artista; il ritratto Diogene che legge di Michaelina Wautier, del 1650 circa, esposto da Colnaghi, «una scoperta recente e un’aggiunta significativa all’esiguo corpus di opere attribuite con certezza alla pittrice»; o la collana Art Nouveau di René Lalique, a lungo conservata in una collezione privata francese, per decenni nota solamente da disegni – oggi è in vendita allo stand 77, da Epoque Fine Jewels. BRAFA, la fiera dove c’è tutto, tutto s’impara, tutto si acquista, e per varie fasce di prezzo. Accogliente, senza ostentazioni.
Asking price sparsi tra i booth. Tanto eterogenei come la varietà delle opere esposte, ça va sans dire: dall’italiana Robertaebasta, la poltrona Cocoon dei Fratelli Campana (realizzata per Louis Vuitton) è in vendita per € 68.000. Da Galerie De la Béraudière, Femme, oiseaux di Joan Mirò, del 1976, potrebbe passare di mano per € 750.000-1 milione («Mirò condensa in quest’opera l’essenza del suo linguaggio: la spontaneità del gesto, la semplicità della forma e la poesia del simbolismo»). Mentre La Predicazione di San Giovanni Battista di Pieter Brueghel il Giovane esposta nello stand di De Jonckheere – che già da solo, come sempre, vale la visita alla fiera – è stimato intorno ai € 3 milioni (la composizione originale, da cui trassero ispirazione le numerose versioni di questo soggetto, è il dipinto di Pieter Bruegel il Vecchio conservato al Museo di Belle Arti di Budapest, sempre a proposito di qualità museale). Ancora e ancora: da Jan Muller Antiques, il trittico che ritrae la Crocifissione e le Scene della Passione, circa 1500, è in lizza per € 150.000-200.000. Stesso pronostico importante per i due putti in alabastro nello stand di Laurence Lenne, del 1560-1563, sono ad opera di Cornelis Floris II de Vriendt.
E allora BRAFA 2026 si conferma per quello che è, una fiera da attraversare senza fretta, dove il collezionismo non corre, rallenta. Come un moderno cabinet de curiosités.
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