Nature Morte (Contraste de formes). Ovvero linee forme colori in un unico reticolo turbinoso, caotico, dissonante, si schiantano senza intaccare l’ordine, sporgono (e recedono) mai senza logica, spasmi compassati, ragionati, eppure vivi. È parte della serie che Fernand Léger realizzò tra il 1913 e il 1914, nel biennio in cui mise a punto la sua personale interpretazione del Cubismo – oltre le preoccupazioni di Picasso e Braque, oltre l’illusione del movimento futurista, oltre anche l’influenza e i volumi di Cézanne, che pure ammirò, quando nel 1907 visitò la retrospettiva al Salon d’Automne. «La composizione ha la precedenza su tutto il resto», diceva durante una conferenza all’Académie Wassilief, in quegli anni. «Per ottenere la massima espressività, linee, forme e colori devono essere impiegati con la massima logica, e questo è lo spirito che otterrà il risultato migliore». Adesso Aste Bolaffi ne annuncia la vendita a Torino, sarà il pezzo di punta dell’incanto di Arte Moderna e Contemporanea del 13 e 14 maggio. La stima? Di quelle che di rado s’incontrano, in Italia: € 800.000-1,2 milioni.
62,50 x 45 cm, gouache e cartoncino su carta riportati su tavola, doppia firma (a matita in basso a destra e a pennello in basso a sinistra), le autentiche del Museo Fernand Léger di Biot e del Comité Léger di Parigi a corredo. Nota a margine essenziale per i collezionisti: tutto in ordine anche in tema di esportazione. «Contrasti di forme è una serie rivoluzionaria in relazione all’opera di Léger, ed è cruciale per lo sviluppo del Cubismo e la nascita dell’arte astratta», dichiarano da Aste Bolaffi. Quello offerto a Torino, poi, è un esemplare che torna in piazza dopo oltre sessant’anni, appartenne alle famose collezioni milanesi Frua e Jucker e fu venduto nel 1962 attraverso la casa d’aste Brera. Nessun’altra occasione per accaparrarselo, da allora. È «un soggetto di importanza primaria nel cursus artistico di Léger, raramente apparso sul mercato», confermano da Aste Bolaffi, «specialmente nella versione a colori». Un’opera che è oggetto in sé e per sé, una giustapposizione di forme geometriche e colori primari che creano – si scomoda ancora Léger– «dissonanza, e quindi il massimo effetto espressivo».
Nel frattempo, da quel lontano 1962, altri Contrasti hanno sfilato sotto i riflettori delle aste internazionali – pochi, in realtà, i più riposano sonni tranquilli nelle collezioni dei grandi musei, inclusi il Guggenheim e il MoMA di New York, la National Gallery di Washington, il Centre Pompidou a Parigi, la Tate Modern di Londra e il Thyssen-Bornemisza di Madrid. Qualche eccezione sparsa, con conseguente boom: c’è la tela venduta da Christie’s nel 1989, andava per $ 14,7 milioni. Nel 2017, sempre da Christie’s, un esemplare a colori ha fissato il record d’asta per il ciclo dei Contraste de formes – e per le opere di Léger passate all’incanto, in assoluto. Vantava un extended loan al Metropolitan Museum e il mercante d’arte Daniel-Heinrich Kahnweiler tra i suoi proprietari illustri. Tradotto: $ 70 milioni di bottino. Ancora un risultato importante da Christie’s nel 2007, $ 4,7 milioni, poi da Sotheby’s, nel 2014, con una gouache da $ 3,4 milioni. Ora si attende la performance in terra sabauda, in buona compagnia con altri giganti italiani e internazionali come Klimt, Halley, Dalì, Campigli, Fontana. E uno spettacolare Savinio – Promenade del 1947 – da € 100.000-150.000. Verdetto finale a Torino.
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