Franco-Flemish, circa 1500. Millefleurs Tapestry with a Unicorn (detail). Courtesy of Sotheby's
Li chiamavano “gli affreschi mobili dell’Europa del Nord”, un vero e proprio status symbol che consentiva agli aristocratici di ostentare il proprio potere in ogni dove, anche al di là del palazzo nobiliare. Ma guai a considerarli imitazioni tessili dei dipinti, e nemmeno semplici espedienti decorativi: le trame intricate, delicate e sorprendentemente meticolose di quegli intrecci «sfruttavano appieno la ricchezza tattile del medium che oggi associamo a una sensibilità moderna, e il prodotto finale offriva un’esperienza artistica unica e immersiva». Così Sotheby’s mette all’asta un rarissimo arazzo millefleurs franco-fiammingo, uno stuolo di fiori stilizzati su cui un unicorno e un cervo s’incontrano; insieme a loro pernici, gazze e un pappagallo, lepre, cani, una volpe, tutti immersi in un blu intenso sospeso. È uno dei lotti della Masters Paintings and Works of Art Part I, proviene dalla collezione di Cindy e Jay Pritzker e il 5 febbraio sfiderà il mercato con una stima di 300.000-500.000 dollari.
Arazzi millefleur con una varietà di animali sono conservati in diverse importanti collezioni, tra cui il Victoria and Albert Museum di Londra, il Rijksmuseum di Amsterdam e il Musée de Cluny di Parigi. «Tuttavia», rivela il catalogo dell’asta, «questi esempi sono generalmente di dimensioni più ridotte e sopravvivono solo in frammenti, il che li rende meno sorprendenti sia per scala che per condizioni rispetto all’opera attuale». L’arazzo di Cluny, sebbene sia solo un piccolo frammento, condivide una particolare affinità con questo pezzo nel suo motivo floreale, in particolare nei ripetuti fiori blu, rossi e bianchi che emergono da grappoli di foglie stilizzati. E questa disposizione contribuisce a creare un andamento visivo equilibrato e cadenzato, rafforzando l’idea di un motivo ornamentale pensato per generare ritmo e armonia sull’intera superficie.
Sul motivo della giustapposizione tra l’unicorno e il cervo nell’arazzo, sempre dal catalogo di Sotheby’s: «Potrebbe riferirsi all’araldica del committente originale», spiega ancora il catalogo di Sotheby’s, «poiché i cervi erano motivi comuni utilizzati negli stemmi delle famiglie nobili, e la giustapposizione del cervo con l’unicorno potrebbe suggerire l’affinità spirituale del committente con Cristo». Nella stessa sessione di vendita, anche l’attesissimo Ecce Homo di Antonello da Messina, stima fino a $ 15 milioni, e ancora un capolavoro di Jan Lievens da $ 2-3 milioni, il Matrimonio Mistico di Santa Caterina di Alessandria di Francisco de Zurbarán da $ 800.000-1,2 milioni Verdetto finale a New York.
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